champagne, sushi e pilla

un venerdì dalle 19,30 in poi, weekend in vista; enoteca italiana prima ancora che bolognese (freddura!) storica e pluripremiata; fratel marchino officia degustazia di champagne henriot e sol levante (nighiri, makisushi, sashimi).


otto svanziche a flute (si fa per dire; tulipano in realtà) epperò devo dire che mentre il sushi non m’attizza tanto, monsieur stanislas ci sa fare un bel po’.

incontro amici: su tutti il direttore della tenuta tizzano dei visconti di modrone (altra volta parlerò a fondo del loro pignoletto spumante, da me amatissimo, del cabernet sauvignon riserva 2001 e del recentissimo merlot) e una arguta, parca firma dell’eclettico basketforum.it, con cui scambiamo opinioni su bottiglie e vignaioli (da querela alcune riflessioni su jermann).

parlando parlando i calici si svuotano, e riempirli vien spontaneo ancorché costoso: alla fine conterai quattro cadaveri e sarai più leggero di trentadue eurini; vien spontaneo considerare che la boccia intera s’acquista per 28 e porta almeno sei bicchieri.
ma c’era il sushi a pareggiare il conto, anche se continuo a essere convinto che il wasabi mal dosé può ledere gravemente pressoché qualsiasi sapore, anche le note minerali e la severa acidità del brut millesimé.


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