caro ristorante, caro-ristorante?

l’altro giorno a pranzo in un locale di cui volevo parlare.
regola aurea: per fare una recensione seria devi mangiarci almeno tre volte.
questa era la terza, ma qualcosa non mi sfagiola per cui, vabbé, rimando.


prenotati per un orario un po’ tardo, puntualmente siamo messi a tavola: il locale è decoroso, con un po’ di pretese (quel tanto che basta).
mise en place ordinaria ma curata

il menù degustazione non è disponibile, ohibò! un po’ confusamente – forse non capisco io – mi spiegano che è limitato a due settimane al mese: bah!
dalla carta scelgo, aspettandomi altra cosa, la lasagnetta gratinata con ragù bianco e verdure

che riuscirò a mangiare – pena mortali ustioni esofagee – mentre gli altri già attaccano il secondo.
pazienza, mi consolo con uno chardonnay lis neris 2005 giovane e profumato, che nella carta ben articolata è onestamente prezzato a 15 euri.
giunge poi il baccalà al forno con pomodorini e patate, profumato e di buona consistenza

finisce il lis neris e, combinando coi piatti degli altri commensali, opto per un vino ancora giovane del territorio: sangiovese superiore ca’ grande 2005 di umberto cesari esitato a € 12,50.

dolce, con un moscato della maison, caffé e liquori: alla fine poco meno di 30 eurini cada e non puoi non esserne lieto.
dice: ma ne fai una questione di prezzo? anche, rispondo, e non me ne vergogno punto; se pensiamo ai millanta locali dove paghi 50-60 quel che non vale più di 30: alzi la mano chi non ne conosce alcuno.


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