umberto eco
diario minimo
la poesia italiana del XX secolo dell’era antica, fu poesia della crisi, virilmente conscia del destino incombente; e fu insieme poesia della fede, della purezza e della grazia. poesia della fede: abbiamo qui un verso, ahimè l’unico leggibile, di quello che doveva essere un canto di lode dello spirito santo: “vola, colomba bianca vola…”, mentre subito dopo ci colpiscono questi versi di un canto di giovinette: “giovinezza, giovinezza – primavera di bellezza …”, le cui dolcissime parole ci evocano l’immagine di fanciulle avvolte in bianchi veli, danzanti nel plenilunio di qualche magico «pervigilium». altrove, troviamo invece senso di disperazione, di lucida coscienza della crisi, come in questa spietata rappresentazione della solitudine e della incomunicabilità che forse, se dobbiamo credere a quanto l’enciclopedia britannica dice di questo autore, dobbiamo ascrivere al drammaturgo luigi pirandello: “ma pippo pippo non lo sa – che quando passa ride tutta la città …”
il nome della rosa
“i folli e i bambini dicono sempre la verità, adso. sarà perchè come consigliere imperiale il mio amico marsilio è più bravo di me, ma come inquisitore sono più bravo io. persino più bravo di bernardo gui, dio mi perdoni. perchè a bernardo non interessa scoprire i colpevoli, bensì bruciare gli imputati. e io invece trovo il diletto più gaudioso nel dipanare una bella e intricata matassa. e sarà ancora perchè in un momento in cui, come filosofo, dubito che il mondo abbia un ordine, mi consola scoprire, se non un ordine, almeno una serie di connessioni in piccole porzioni degli affari del mondo. …”
il pendolo di foucault
che cosa veramente pensavo quindici anni fa? conscio di non credere, mi sentivo colpevole fra tanti che credevano. siccome sentivo che erano nel giusto, mi decisi di credere così come si prende un’aspirina. male non fa, e si diventa migliori.
mi trovai in mezzo alla rivoluzione, o almeno alla più stupenda simulazione che mai ne sia stata fatta, cercando una fede onorevole. giudicai onorevole partecipare alle assemblee e ai cortei, gridai con gli altri “fascisti, borghesi, ancora pochi mesi!”, non tirai cubetti di porfido o biglie di metallo perchè ho sempre avuto paura che gli altri facessero a me quello che io facevo a loro, ma provavo una sorta di eccitazione morale nel fuggire lungo le vie del centro, quando la polizia caricava. tornavo a casa col senso di aver compiuto qualche dovere. nelle assemblee non riuscivo ad appassionarmi ai contrasti che dividevano i vari gruppi: sospettavo che sarebbe bastato travare la citazione giusta per passare dall’uno all’altro. mi divertivo a trovare le citazioni giuste. modulavo.
sei passeggiate nei boschi narrativi
ma passeggiare in un mondo narrativo ha la stessa funzione che riveste il gioco per un bambino. i bambini giocano, con bambole, cavallucci di legno o aquiloni, per familiarizzarsi con le leggi fisiche e con le azioni che un giorno dovranno compiere sul serio. parimenti, leggere racconti significa fare un gioco attraverso il quale si impara a dar senso alla immensità delle cose che sono accadute e accadono e accadranno nel mondo reale. leggendo romanzi sfuggiamo all’angoscia che ci coglie quando cerchiamo di dire qualcosa di vero sul mondo reale.
questa è la funzione terapeutica della narrativa e la ragione per cui gli uomini, dagli inizi dell’umanità, raccontano storie. che è poi la funzione dei miti: dar forma al disordine dell’esperienza.
il secondo diario minimo
fissiamone la text-tura nella versione che il segre (“testo, contesto, co-testo e cocòtesto”, in: strumenti criptici,3,9,1970), con puntigliosa acribia, ne stabiliva – e definitivamente – nel non lontano 1970:
ambarabà ciccì coccò tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore. ma la mamma le chiamò… ambarabà ciccì coccò. di questa sestina non poche versioni in altra lingua, “à savoir” quella francese, prodotta dell’ouvroir de littérature potentielle, che recita:
ambaraba cici coco, trois chouettes qui font dodo en baisant sur la commode une fille très à la mode. mais maman cria aussitôt: ambaraba cici coco! dove si nota la perdita della “figlia del dottore”, ricuperata a livello connotativo attraverso l’allusione a una ragazza di non tradizionali costumi
l’ isola del giorno prima
dunque per vivere in quel terrestre aldilà – avrebbe dovuto ricordarlo, se avesse voluto venire a patti con la natura – occorreva procedere al contrario del proprio istinto, l’istinto essendo probabilmente un ritrovamento dei primi giganti che cercarono di adattarsi alla natura dell’altra parte del globo e, credendo che la natura più naturale fosse quella a cui essi si adattavano, la pensavano naturalmente nata per adattarsi a loro. per questo credettero che il sole fosse piccolo come a loro appariva, e immensi fossero certi steli d’erba che essi guardavano con l’occhio prono a terra.
la misteriosa fiamma della regina loana
accarezzavo i bambini e sentivo il loro odore, senza poterlo definire, salvo che era molto tenero. mi veniva soltanto in mente che ci sono profumi freschi come carni di bimbi. e infatti la mia testa non era vuota, vi vorticavano memorie non mie, la marchesa uscì alle cinque nel mezzo del cammin di nostra vita, ernesto sabato e la donzelletta vien dalla campagna, abramo generò isacco isacco generò giacobbe giacobbe generò giuda e rocco i suoi fratelli, il campanile batte la mezzanotte santa e fu allora che vidi il pendolo, sul ramo del lago di como dormono gli uccelli dalle lunghe ali, monsieurs les anglais je me suis couché de bonne heure, qui si fa l’italia o si uccide un uomo morto, tu quoque alea, soldato che scappa arrestati sei bello, fratelli d’italia ancora uno sforzo,
baudolino
apparve bello come un saladino, su un cavallo ingualdrappato, una gran croce rossa sul petto, la spada sguainata, urlando “ventrediddio, madonnalupa, mortediddio, schifosi bestemmiatori, maiali simoniaci, è questo il modo di trattare le cose di nostrosignore?” e via a piattonare tutti quei blasfemi crocesignati come lui, con la differenza che lui non era ubriaco bensì furibondo. e arrivato alla baldracca stravaccata sul seggio patriarcale, si era chinato, l’aveva presa per i capelli e la stava trascinando nello sterco dei muli, gridandole cose orribili della madre che l’aveva generata. ma intorno a lui tutti coloro che egli credeva di punire erano cosi ebbri, o così intenti a togliere pietre da ogni materia che le incastonasse, che non si accorgevano di quello che stava facendo.
dalla periferia dell’impero
ad geraldum fordum balbulum, foederatarum indiarum ad occasum vergentium civitatum principem.
a te, principe e imperatore, luce delle indie occidentali, reggitore della pax atlantica, al senato e al popolo americano, ave.
la bustina di minerva
pare che i giovani di an abbiano deciso di iscrivere corto maltese tra gli eroi della destra. apriti cielo. giù le mani da corto.
capisco che molti temano che possa accadere a pratt quello che era accaduto a tolkien, subito arruolato per i campi hobbit, a tal punto che tutti gli altri si vergognavano di leggerlo – ed è un peccato. ma non preoccupiamoci. l’anarchico coll’orecchino naviga da tanto
stelle e stellette
fono
da comando generale
di corpo galattico, sol III
a comiliter IV zona – urano
risulta questo comando che presso primo reparto boos d’assalto verificatosi vergognosi casi omosessualità alt pretendesi elenchi responsabili et pronta et severa repressione alt
firmato generale percuoco comandante generale, dal casino
i lacerti sono di tecalibri
che altro aggiungere? un barolo degli omonimi marchesi dovrebbe quagliare bene, no?
