giu
1
2010
hi brotha!
da arcangelo dandini, con amici.
fai tu, per favore: suona quello che preferisci, per noi sarà comunque una serata importante.
la pappina col pomodoro.
lo champagne di sadi malot.
fiumè (animelle titillanti con aringhe af-fium-icate e buondì motta che fa le veci [firma del genitore o di chi...] del pan brioche.
trittico mistico: frittata con le ramolacce [il viaggio d'inverno a rocca priora], panunto con la stringata di maiale nero, insalata primo sale di pecora con pere e acciughe.
il trebbiano d’abruzzo 2008 di vigne di capestrano.
l’apologetico supplì e la crema fritta.
i rigatoni alla matriciana, incantatori del guanciale.
il rosso dell’abazia (attento proto, son veneti!) 2001 di serafini & vidotto.
la trippa (una cascata di note lunga un giorno).
il cioccolato bianco liquido (gurgite vasto) con zenzero candito, capperi ed olio di giulio campello (rari nantes).
hi brotha! [play it again].
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mag
4
2010
a volerci credere, nasceva come pranzo di lavoro.
a rubiera, non nelle sale ma sul terrazzo dell’antico forte aggredito da un sole quasi primestivale, il genius loci dell’osteria del viandante si palesa senza necessità di invocazioni.
due polpettine per cominciare: si dìsfano in bocca butirrosamente.

dalla carta c’aveva subito attratto la passatina di patate e porri, inseminata di pancettina croccante.

come transitare verso il piatto forte: senza passare dal via, ma con prosciutto e tosone fritto e giardiniera soave; ti prego, amico mio, di comparare le pantoniche nuances del prosciutto e del rosé.



ed ecco, in pluriammonita piccola porzione (questa è la dose per due) la ciccia: mirabolante taglio di spalla di fassona.

e la pietra ardente, nevicata di salina, per la cottura a piacere

questa è la rara cottura

(la misticanza revisionale non fu ripresa, ma c’era, e buona.)
a tutto pasto l’alsaziano rosé brut da pinot noir 100% di emile kugler, come la benemerita.

fragole e uva e cincinino di crema conchiusero l’incontro.

col lieve moscato d’asti la caliera di borgo maragliano.

parole non ci appulcro, amico mio: e per questo quasi non spiccicai verbo, incantato dalle coccole di dolores, roberto e mauro.
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apr
27
2010
secondo l’artusi, l’origine del nome “arista” deriverebbe da un fatto avvenuto nel 1430 durante il concilio di firenze. durante un banchetto offerto in onore dei prelati provenienti dalla grecia venne offerta loro questa lombata, che sarebbe stata da essi accolta con sì grande favore, che presero a dire: “aristòs, aristòs”, con ciò lodando come ottima la carne.
naturalmente trattasi di minchioneria pura, essendo noto che l’origine è invece il termine latino per “spiga”, a causa della rassomiglianza col porcale taglio.
aristos è anche la linea di punta della cantina valle isarco/eisacktaler kellerei, il cui aromatico kerner 2008 per via palatale pervade inenarrabilmente il fortunato bevitore, anche in ragione dei 15° suoi.

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mar
9
2010
ebbene no, non mescoleremo sacro e profano – e quale sia il sacro non è minimamente dubbio – né arzigogoleremo su questi tempi bui.
il parlamento è quello di imola – in romagnolo e parlaminté – dove siamo approdati, dopo alcune false partenze, in una sera fredda e piovosa, bisognosi di ristoro.

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feb
25
2010

immagine di sonia_bertacchini pubblicata su flickr con licenza creative commons
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