Category Archives: cibo

la festa appena cominciata è già finita

la festa appena cominciata è già finita

e per fortuna, altrimenti come si sarebbe potuto sopravvivere alle strabordanti libagioni?

l’esordio, però, è stato sfolgorante: il 15, requisita la sala dell’amico franco rossi, menù di pura tradizione con amici di vecchia data:

tortellini in brodo di cappone

di seguito i bolliti, con purè, salsa verde, giardiniera e mostarda cremonese

odori, sapori e vapori dell’infanzia, con una sugosa bonarda frizzante a tener botta al conseguente affettuoso sciocchezzaio amicale.

p.s. quando parlo del purè talvolta ho il dubbio, in zone d’altre tradizioni, di non essere compreso fino in fondo: il purè a bologna  è ricco di burro e parmigiano, e denso da sopportare la prova del cucchiaio.

chissà come sarebbe #2

chissà come sarebbe #2

un anno fa avevo scritto la prima parte  (chissà come sarebbe) lasciandolo lì nella notte, sul treno che corre verso il confine; oggi provo a continuarlo.

* * *

intorno alle 8,30 arriverò a vienna, non più alla südbahnhof, che sarà di lì a poco demolita, ma alla stazione di meidling – philadelphiabrücke.

troverò la neve e circa cinque ore di attesa per la coincidenza: che fare per vivere un po’ la città ma senza lasciarsi troppo coinvolgere dalla mattina natalizia?

la scelta è semplice: seppellirsi in un caffè. piglierò il tram n. 62 – più per snobismo che per pigrizia – fino all’opera

poi, a piedi,  lemme lemme mi allungherò fino a demel

dove, comodamente seduto fra legni, ori e velluti non rinuncerò ad una fetta di sacher ed un caffè.

sarò per tempo – ma tanto il biglietto è fatto – al binario 5, per salire sull’eurocity EC 102;

l’orario è, più o meno, quello della carrozza ristorante, dove mangerò una calda žurek (zuppa di farina di segale con panna acida e salsiccia) declinando con un sorriso l’offerta di spaghetti neapolitana.

tornerò nella carrozza di seconda, dove la gente – poca – si scambia auguri più o meno espliciti; mi limiterò a sguardi e sorrisi, un po’ sonnecchierò anche a causa di quelle due bottiglie di piwo warna.

il treno corre sotto un cielo plumbeo

attraversando paesi e confini senza gran disturbo (grazie schengen!): sbarcherò a warszawa centralna verso le 9 e mezza di sera

e subito mi fionderò in quella trattoria per una porzione di bigos

che mi zavorrerà adeguatamente per la notte che incombe.

continua…forse

aрха́нгельск (non dove giunse il nobile · · · — — — · · ·)

aрха́нгельск (non dove giunse il nobile · · · — — — · · ·)

via gi gi belli 57-59.

già la sera dopo non sarebbe stato, forse, possibile – per motivi calciaroli (caciaroli? caciaroni?) – mantenere quell’unità di saporosi intenti.

l’umidità serotina che ci aveva quasi incappottato fu dissolta  quando alla lunga tavolata furono ammanniti:

quello che prima d’ora ebbi a definire l’apologetico supplì

il coniglietto – fritto impanato – con borragine, (o non erano piuttosto le fabulistiche ramolacce?) polline e fette biscottate

il tortino di patate e vaniglia, con sgombro e rape affumicate – mistero della fede dei contrasti

i rigatoni alla gricia – chiodati savasandir

il merluzzo nel brodo di cappone con verdure stufatepisces clarissime audiunt

il fondente di cioccolato e crema alla curcuma – mirabile secreto

foto non ne feci (dal nostro – che se ne fregherebbe altamente – mi pigliano strane remore).

la scelta del vino fu ponderatissima; stefania ne suggerì diversi tutti allettanti per giungere poi a questo ingegnosissimo pritianum di giuseppe fanti (incrocio manzoni, nosiola e chardonnay) sapido incantatore.