l’altro giorno mi è ricapitato sotto mano il gustosissimo libricino di mark crick, “la zuppa di kafka” edito dalla benemerita ponte alle grazie, e non ho saputo resistere alla tentazione (no, non di cucinare, ma di rileggere).

ed ho colto l’occasione per aprire un blanc de blancs locupletatomi qualche mese fa: vieille réserve 1er cru di sadi malot, récoltant manipulant a villers-marmery: freschissimo e incantevole.
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rileggendo
nella casa di montagna ho ritrovato – e riletto – uno straordinario norman mailer: antiche sere (ancient evenings) funambolica e psicanalitica affabulazione intorno alla figura di ramsete (ramses, ramesse) ix.
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rileggere: l’eco nostrum
umberto eco
diario minimo
la poesia italiana del XX secolo dell’era antica, fu poesia della crisi, virilmente conscia del destino incombente; e fu insieme poesia della fede, della purezza e della grazia. poesia della fede: abbiamo qui un verso, ahimè l’unico leggibile, di quello che doveva essere un canto di lode dello spirito santo: “vola, colomba bianca vola…”, mentre subito dopo ci colpiscono questi versi di un canto di giovinette: “giovinezza, giovinezza – primavera di bellezza …”, le cui dolcissime parole ci evocano l’immagine di fanciulle avvolte in bianchi veli, danzanti nel plenilunio di qualche magico «pervigilium». altrove, troviamo invece senso di disperazione, di lucida coscienza della crisi, come in questa spietata rappresentazione della solitudine e della incomunicabilità che forse, se dobbiamo credere a quanto l’enciclopedia britannica dice di questo autore, dobbiamo ascrivere al drammaturgo luigi pirandello: “ma pippo pippo non lo sa – che quando passa ride tutta la città …”
