le orme
no, non si tratta del famoso, primo (e travagliato) gruppo italiano di progressive rock degli early seventies – di cui ancora ritengo preziosamente l’album “collage” – ma di una curiosa sorpresa dovuta alla nevicata mattutina.
no, non si tratta del famoso, primo (e travagliato) gruppo italiano di progressive rock degli early seventies – di cui ancora ritengo preziosamente l’album “collage” – ma di una curiosa sorpresa dovuta alla nevicata mattutina.
com’era buono! e buono è un vibrato understatement.
parlo – lo dico piano – dell’ottimo prodotto dei 300 e passa vignaioli di colterenzio, cioè il sauvignon blanc lafòa 2004, che non so proprio cosa voglia dire, ma che è un incanto di sesquipedale incantante saporosità.

cantavano i nomadi nella loro famosa e arciudita canzone; e ciò mi fa riflettere sugli strani meccanismi neuronali che mi portano a credere, exempli gratia, che il pinot nero sia portatore – più d’altri vini - di sensazioni adulte, da uomo fatto, cresciuto, appunto.
perché mai io debba credere questo, francamente non so: forse dipenderà dal mio non accademico background di assaporatore di vini se il pinot nero villa nigra cornell 2006 della cantina di colterenzio è, per me, così adultamente volitivo.
