m’incuriosiva questo fiano di avellino 2007 dalla casa i favati.
meritava, altro che: approccio agrumato, note minerali che sfumano su lieve fruttato di alcole fresco.
ebbasta, farai mica finta di capirne, di vino?
immagina un vino – bianco – di irrefutabile franchezza e, al medesimo tempo, di mai bastevole severità, temprato dagli anni e dal legno: opulento, maestoso, ricco di note minerali, di profondità vertiginose mai domo, finis sæculorum.
mi senti troppo laudator temporis acti? già lo bevvi nell’ineffabile evento di verona 2009 – “dodici bianchi immortali” – e lì strabiliai: quasi due anni dopo quest’eccelso fiano di avellino in purezza more maiorum 2000 di mastroberardino mantiene intonsi quegl’imperiosi caratteri con cui mi s’impose (e l’incredibile prezzo!)
pervasi da sottile magia senza tempo è bello stare.

e l’incanto della prima annata, l’ultima del secolo, fu subito totale, di talché sento di doverlo ogn’anno festeggiare: è il turno del 2005; maddeché, chiederai: del benaugurante cometa di planeta, sopraffino fiano in purezza dalle sponde del lago arancio.
