e per fortuna, altrimenti come si sarebbe potuto sopravvivere alle strabordanti libagioni?
l’esordio, però, è stato sfolgorante: il 15, requisita la sala dell’amico franco rossi, menù di pura tradizione con amici di vecchia data:
tortellini in brodo di cappone
di seguito i bolliti, con purè, salsa verde, giardiniera e mostarda cremonese
odori, sapori e vapori dell’infanzia, con una sugosa bonarda frizzante a tener botta al conseguente affettuoso sciocchezzaio amicale.
p.s. quando parlo del purè talvolta ho il dubbio, in zone d’altre tradizioni, di non essere compreso fino in fondo: il purè a bologna è ricco di burro e parmigiano, e denso da sopportare la prova del cucchiaio.


