mag
4
2010
a volerci credere, nasceva come pranzo di lavoro.
a rubiera, non nelle sale ma sul terrazzo dell’antico forte aggredito da un sole quasi primestivale, il genius loci dell’osteria del viandante si palesa senza necessità di invocazioni.
due polpettine per cominciare: si dìsfano in bocca butirrosamente.

dalla carta c’aveva subito attratto la passatina di patate e porri, inseminata di pancettina croccante.

come transitare verso il piatto forte: senza passare dal via, ma con prosciutto e tosone fritto e giardiniera soave; ti prego, amico mio, di comparare le pantoniche nuances del prosciutto e del rosé.



ed ecco, in pluriammonita piccola porzione (questa è la dose per due) la ciccia: mirabolante taglio di spalla di fassona.

e la pietra ardente, nevicata di salina, per la cottura a piacere

questa è la rara cottura

(la misticanza revisionale non fu ripresa, ma c’era, e buona.)
a tutto pasto l’alsaziano rosé brut da pinot noir 100% di emile kugler, come la benemerita.

fragole e uva e cincinino di crema conchiusero l’incontro.

col lieve moscato d’asti la caliera di borgo maragliano.

parole non ci appulcro, amico mio: e per questo quasi non spiccicai verbo, incantato dalle coccole di dolores, roberto e mauro.
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dic
1
2009
dagli amici di rubiera – l’osteria del viandante – e quasi ho nostalgia dell’omone della ciccia

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giu
17
2009
20 dicembre 2008; nelle lussuose stanze del forte di rubiera bevo la bottiglia n. 9296 de leclisse 2007, sontuoso sorbara in purezza (11,5) della casa paltrinieri.
il naso è sorprendentemente ricco; vivace, rinfrescante, cosa vuoi di più? (no, non dirlo…).

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feb
27
2008
non poco tempo fa su queste paginette avevo assunto l’impegno – in realtà il piacere – di parlare con agio dell’osteria del viandante a rubiera; ecco, l’occasione è giunta.
come taluni sanno, con alcuni amici condivido insane passioni quali pallalcesto, buoni vini e buoni cibi; e mentre sulla prima invariabilmente siam divisi, sui secondi più spesso troviamo l’accordo; fu così che emerse, quasi casualmente, la parola magica: non era abracadabra e neppure apriti sesamo! bensì bue grasso di carrù.
nessuno ne aveva mai mangiato prima ma tutti ne avevano sentito parlare; e così favoleggiando di questo nobile e antico animale da lavoro coscialunga, tipicamente di cinque anni e millecento chili di peso, ipotizzando onerose ed improbabili trasferte nella langa, mi venne spontaneo dire: sentirò dagli amici di rubiera, che infatti non si sono tirati indietro.
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feb
10
2008
non so come dire, è il mio periodo rosso (pablo diego josé francisco de paula juan nepomuceno maría de los remedios cipriano de la santisima trinidàd martyr patricio clito picasso – tanto nomini! – ha avuto quello blu) [ha fatto la battuta!].
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