ars amandi

m’ha sempre intrigato bere i bianchi di case divenute famose coi rossi.

corpo ce n’è, anche se non saprei dire se quel 15% di pinot grigio annegato nello chardonnay di al poggio 2006 rilevi più di tanto; certo che i signori di castello di ama sanno lavorare bene (e, c’è da dire, si fanno pagare di conseguenza).

il giardino dei semplici

no, non si tratta del complesso che nei ribollenti seventies guadagnò popolarità mescolando disinvoltamente pop, rock e musica napoletana.

la semplicità che oggi elogiamo è quella dello spumante brut della piacentina ferrari & perini.

ai vitigni della tradizione – pinot nero e chardonnay – s’aggiunge, in paritetica joint-venture, l’autoctono ortrugo, dall’allappante pronuncia che sovente ingarbuglia il velopendulo ma dalle caratteristiche varietali ottimamente amalgamantesi.

e poi, tanto per gradire, son sempre belle bollicine al di sotto dei dieci talleri.

cignoro hrobosa hin sukares rosa

ero in arezzo, e la carta dei vini stimolante:  l’oste su alcuni d’essi offriva allettanti sconti (target sbagliato?);

e quindi comprai, per casa, quello che  più mi sfrucugliava: rosso da rossi (sangiovese, cabernet sauvignon, merlot) ma non superdiquasuperdilà.

cign’oro è il nome suo, da villa cilnia, 2001 l’anno; non si concede subito: morbido, avvolgente, intrigante.

col label remover feci un macello, com’è di tutta evidenza

vico palla, eh!

genova porto antico, osteria di vico palla, al n. 15r.

caratteristico, rumoroso per via dei soffitti a volta ribassati ma tutto sommato accogliente, vi ho mangiato con gusto e in porzioni certamente eccedenti la rda (ma no, erano piatti normali che ci siam divisi):

  • mandilli al pesto
  • troffie bianche con tonno, pescatrice, taggiasche
  • ravioli di branzino con gamberi e porcini
  • tagliata di ricciola
  • grigliata di scampi e fragolini
  • stocco accomodato

la prima volta bevvi pigato; la seconda il sempre armonico chardonnay di jermann.

e le foto? giàmmelo chiesi più volte: sparite in una tempesta magnetica? non ho sognato però: confesso che ho mangiato.

upupa epops

non posso che elogiare chi, nelle colline bolognesi, da tempo lavora per ottenere un pignoletto vieppiù attrattivo.

ho bevuto il san vito brut – gustoso e floreale – della casa orsi, acquistato al mercato della terra (promosso da slow food) : qui il rapporto q/p sale e conferma che un serio sforzo conoscitivo fa (quasi) sempre giustizia delle artefatte mercantili ben remunerate sovente inveritiere elogiazioni.

affettuosamente aggiungo che non mi tange quasi per nulla il fatto che tràttisi di vino biodinamico; ma so bene che per non pochi la circostanza rappresenterà non indifferente plusvalore .

nota aggiunta il 25 aprile 2010: ne ho ricomprato, sempre al mercato della terra, ed ho avuto la non gradevole sorpresa di trovarlo ben più che abboccato, quasi amabile, cioè snaturato e per ciò stesso in contraddizione con l’essenza sua.