errare humanum est, sed perseverare… frecciarossa #2

turno unico da firenze a roma: tovaglia bella, piatti di cartoncello, doppia confezione posate di plastica, tovaglioli sia belli che di carta, bicchiere di plastica: mise en place scarsa.


lista più contenuta, inequivocabilmente segnata da un vorrei-ma-non-posso


ma dei tre primi ci sono solo lasagne (5- di stima)


dei quattro secondi solo chicken cotoletta o toma (con speck) ai ferri;

palesare insoddisfazione sortisce l’effetto di ricevere la complice confidenza: ci dovrebbero essere anche delle scaloppine (come, perchè… vabbene!) (6– d’incoraggiamento)


ormai nelle grazie del capo possiamo ottenere anche un’insalata di frutta; il vino ferroviario per definizione, corvo rosso 2007 di salaparuta accompagna il fiero pasto; siamo comunque di buonumore: la giornata è assolata e nuovamente early autumn: caso mai ci rifaremo a cena a roma.

frecciarossa

le aspettative per il trapasso di gestione della ristorazione ferroveloce non erano poche; per questo, dovendo andare a roma, decido di partire più tardi e pranzare a bordo.

quando i treni avevano un nome più o meno evocativo (settebello, treno del sole, riviera express) quest’anonimo frecciarossa  si sarebbe potuto chiamare grand tour: venezia, bologna, firenze, roma, napoli.

da old marpion  prenoto il secondo turno (da firenze) per fare con comodo.

che bella la tovaglia in tessuto! e anche il tovagliolo, logato. il bicchierone di plastica, vabbè, me lo farò cambiare.

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piccole gioie

l’altro giorno mi è ricapitato sotto mano il gustosissimo libricino di mark crick, “la zuppa di kafka” edito dalla benemerita ponte alle grazie, e non ho saputo resistere alla tentazione (no, non di cucinare, ma di rileggere).

ed ho colto l’occasione per aprire un blanc de blancs locupletatomi qualche mese fa: vieille réserve 1er cru di sadi malot, récoltant manipulant a villers-marmery: freschissimo e incantevole.