giro di do

dai, chi non lo conosce?

è il più facile: do-lam-rem-sol7, e sopra ci puoi cantare un sacco di cose.

m’è venuto in mente quando a tavola s’è presentata (sì, quasi da sola!) quella magnum di gatta brut, un franciacorta petillantissimo, profumato e persistente, secco, morbido, cremoso e avvolgente ché ne berresti a secchi.

c’era una volta una gatta/che aveva una macchia nera sul muso/e una vecchia soffitta vicino al mare/con una finestra a un passo dal cielo blu

(in realtà sarebbe un giro di fa, ma con tutti quei barré è un casino: meglio farla in do)

io gioco a bri…

…dge, come circa altri 60 milioni di persone al mondo, ma in italia sono molti più quelli che giocano a bri… scola; e quindi era più logico chiamare questo profumato lambrusco di modena dop di cavicchioli asso di briscola piuttosto che grande slam, anche perché questo termine da noi ha valenza pressoché esclusivamente tennistica.

e dopo aver fatto il compitino non posso non ricordare che il mondo del lambrusco, sovente negletto, riserva invece, in quest’ultimo decennio, grandi sorprese e soddisfazioni agli appassionati: floreat lambro!

all’uso degli antichi

immagina un vino – bianco –  di irrefutabile franchezza e, al medesimo tempo, di mai bastevole severità, temprato dagli anni e dal legno: opulento, maestoso, ricco di note minerali, di profondità vertiginose mai domo, finis sæculorum.

mi senti troppo  laudator temporis acti? già lo bevvi nell’ineffabile evento di verona 2009 – “dodici bianchi immortali” – e lì strabiliai: quasi due anni dopo quest’eccelso fiano di avellino in purezza more maiorum 2000 di mastroberardino mantiene intonsi quegl’imperiosi caratteri con cui mi s’impose (e l’incredibile prezzo!)