tanto gentile e tanto onesto pare questo maestrale

denny bini da coviolo non deve avere paura di nulla se ha cominciato nel 2003 con mezzo ettaro di prato del nonno e oggi produce vini nient’affatto scontati.

maestrale 315 è malbo gentile – vitigno locale ignoto ai più – in purezza; colore rubino, sapore deciso con note fruttate, astringente di tannini forse non sempre equilibrati ma interessanti.

denny bini lo trovo circa una volta al mese di sabato, lui e i suoi suoi vini ventosi, al mercato della terra di bologna (piazzetta della cineteca); per i lambruschi aspetto il momento opportuno.

visioni reggiane #1

passo da s. ilario d’enza – uscita a1 terre di canossa – ed in frazione calerno scorgo un cartello: azienda agricola rinaldini – spumanti.
questo plurale mi colpisce e al ritorno mi fermo.
scopro questi visionari che fra vini frizzanti e spumanti ne producono un tot e ne piglio una douzaine (prezzo medio circa  € 6).
oggi parliamo di:
lambrusco pjcol ross, da un vecchio cultivar della val d’enza “peduncolo rosso”, bello colorato, sapido, schiuma cremosa: non avrà la levità di un sorbara ma ha un suo perché.

rinaldo brut millesimato 2009 da chardonnay e pinot grigio, deciso in bocca e preciso al naso, un metodo classico che non t’aspetti di trovare nella piana reggiana, anche se uptodate-ata dai ponti di calatrava.

paura non è bensì becchime

pessimo jeux de mots su panìco piano che non è pànico sdrucciolo; dei crudeli conti ghibellini della valle del reno è rimasto il topònimo e la tenuta folesano, radicata nell’antico possedimento, da essi ha preso ispirazione per battezzare i vini.

folesano 2009 è sangiovese quindi non è colli bolognesi, ma in questa vocata enclave alligna da lasso tempo, dicunt; naso stuzzichevole, lungo in bocca, biologico q.b. a circa 8 svanziche: evviva!

ammazza che nome

da buon autodidatta non ho mai studiato metodicamente le doc, ma so per certo che il verduno pelaverga non solo non è fra le più note ma probabilmente è la più piccola doc d’italia.

siamo in piemonte e ci stupisce questo rosso fruttato ma con sentori di spezia (pepe?), do ut des 2010 delle cantine ascheri  di bra – legato ad un’iniziativa solidale – è una bella e gustosa esperienza a costo molto limitato.

 

 

 

 

 

chissà come sarebbe #3: the end

(questo viaggio, cominciato tre anni fa, dovrà pur finire…).

le puntate precedenti:

prima parte

seconda parte

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a varsavia non dovrò aspettare tanto: il treno proveniente dallo zoo di berlino, nacht schnellzug d443, partirà alle 23 precise; prenderò posto nella mia carrozza e finalmente…

ma mentre raccontavo questo (si fa per dire) meditato programma di viaggio – nel mio inglese smozzicato – a un compagno di viaggio, scopro che senza visto (visa… visa? visa!) non si passa dalla bielorussia (u need a belarusian transit visa, man… shit!).

trovo poi, aiutandomi col bb, che il visto di transito non è cosa né semplice né veloce da ottenere e quindi alla frontiera – terespol – non potrei proseguire; ho sì il visto per la mia destinazione finale (in senso buono), ma con la mania tutta maschile del diy mi sono fregato da solo.

vabbè, proverò il vecchio sistema: spero che da queste parti preferiscano l’arte gotica a quella rinascimentale – e chi vuol capire capisca.

è andata, e stracco m’addormento.

nel dormiveglia mi rendo conto che il treno è fermo e sosterà, per il defatigante cambio dei carrelli (regauging) – ancora lo scartamento diverso – a Брэст (la brest-litovsk del trattato di pace più curioso della storia: i vincitori d’oriente di lì a poco perderanno tutto sul fronte occidentale); questa foto scattata sul piazzale della stazione nel bel mezzo dell’estate fa pensare – proporzioni a parte – al palazzo di un alcalde messicano).

il regauging però è sempre meglio dell’imbarco del treno sul traghetto scilla-cariddi; schianti terribili da destare anche i morti.

 

sono le 10,46 quando scendo a Мінск /minsk per sgranchirmi le gambe: mi attende un’altra notte in treno.

ecco, Санкт-Петербург, Витебский вокзал nell’alba gelida ma splendida del 27 dicembre.

 

 

 

la prospettiva nevski è mia; chissà chi v’incontrò igor stravinsky.

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un minimo di spiegazione: tre anni fa l’idea era di partire – virtualmente – dalla stazione sottocasa e raggiungere san pietroburgo usando percorsi e treni realmente esistenti. per arricchire la storia immaginavo di partire la notte della vigilia di natale; tutto il resto è stato, per così dire, un allungamento del brodo che ho trascinato nel tempo perché, ad un certo punto, l’idea cominciava a non interessare più nemmeno me, figurarsi a chi fosse capitato più o meno per sbaglio su questo blog.