cena medievale

tema non facile d’affrontare, ma l’amica nostra paura non ha neppure del diavolo e quindi…

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la premessa è chiara: oltre al cucchiaio s’useranno coltello e dita; all’accoglienza il vassoio con la posata medievale per ciascun commensale contrasta subdolamente col modem wifi.

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ed ecco la minuta della cena settembrina:

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ecco la torta d’agli, squisita: e quién no le gusta el ajo peste lo colga!

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le fan corona le fettuntine col cavolo nero.

nota la mise en table con l’acquamanile all’acqua di rose e, fermato da uno spillone,  l’asciugadita.

dal piatto comune si prelevano gli ambrogini di pollo:

elixa pullos. postea, frige cum lardo et cepis et speciebus cum safrano trittis et distemperatis cum brodio…

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‘lavori in corso’: i resti dell’ambrogino, l’arrosto farcito alla taillevent e l’insalata di cipolle.

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(c’erano anche le lenticchie, sfuggite in foto).

verso il dolce

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saporite frittelle di mele, e

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crostata di pere e crema ben conchiudono la cena.

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la cura dei particolari: l’acquamanile decorato, così come – nelle foto precedenti – i bicchieri.

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il vino era, giustamente, aromatico, ché speziato sarebbe stato eccessivo: ma quel gaglioffo e infingardo del vostro cronista non lo ricorda, forse da tanto che ne ha bevuto.

e millanta rigraziamenti ai padroni di casa!

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cinema, che passione!

gli amici ritrovati: ti ricordi quella festa, ti ricordi come eravamo vestiti, ti ricordi, c’era questo c’era quello (© enrico lucherini)…

e allora, anche se è un rischio oggettivare i ricordi (com’ero magro, com’eri giovane, com’eri bella, com’ero biondo – non io ovviamente) dai, andiamo a frugare in soffitta: dopo lunga e faticosa ricerca salta fuori la scatola dei filmini, quelli da tre minuti.

che magnifica melancolia; però, bando alle ciance: li abbiamo trovati e quindi si organizza la proiezione.

e qui il colpo di genio dell’amica nostra: la cena col menu cinematografico.

IMG_1451mise en table filologicamente ineccepibile: il runner è una pellicola con tanto di perforazioni, il portatovagliolo è il megafono del regista; ogni sottopiatto è il fotogramma di uno dei film da cui provengono le ricette.

il menu non poteva che essere scritto sul ciak:

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e allora andiamo a incominciare (motore, azione!), da destra a sinistra.

IMG_1455dal film d’animazione più divertente che abbia mai visto – ratatouille – appunto la provenzale ratatouille con melanzana, zucchina, pomodoro, patata, peperone, cipolla, aglio;

da “la cuoca del presidente” (les saveurs du palais) un piatto di grande semplicità e risultato sicuro: uova strapazzate con funghi porcini, proposte come primo piatto a françois mitterrand nei due anni passati all’eliseo;

i blinis demidoff  – “il pranzo di babette” (babettes gæstebud) – dal romanzo di karen blixen in realtà sarebbero con caviale e salsa smetana; i nostri con salmone affumicato, panna acida e erba cipollina; ma i blinis tradizionalmente accompagnano appunto la salsa smetana con erba cipollina o aneto o cetriolo, il caviale e/o il salmone affumicato e/o la bottarga e/o l’aringa affumicata…

“il generale loewenhielm … quando fu servita una nuova pietanza rimase in silenzio. “inaudito!” disse a se stesso, “questo è blinis demidoff!”. si guardò attorno, osservò i suoi compagni di tavola. mangiavano tutti calmi calmi il loro blinis demidoff, senza dar mai segno di stupore o di approvazione, come se lo avessero mangiato ogni giorno per trent’anni di fila.”

accompagna, danzando sulle punte, il berlucchi cuvée imperial max rosé.

il primo sono gli spaghetti alla mario ruoppolo, da “il postino“; qui c’è una variante importante: anziché carciofi vestiti da guerrieri bruniti come melograno e pomodori rosse viscere con aglio avorio prezioso, la nostra amica decide di ravvivare il sapore – che rischierebbe d’essere smorzato dagli antipasti – arricchendo i carciofi con prosciutto cotto croccante: l’esito è interessante, e sarebbe piaciuto anche a massimo troisi.

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accompagna, canticchiando un motivetto regionale, colomba platino 2009 di salaparuta; insòlia in purezza, caldo e carico assai.

ancora franzoso il secondo: da “julie e julia” il classico boeuf  à la bourguignonne, che si scioglie letteralmente in bocca coi porcini, la patata e le cipolle.

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accompagna, fischiettando una canzonaccia popolare, il bordolese chateu fonfroide 2011.

ed ecco il dessert: in crescendo, non poteva mancare la torta di vianne rocher dal film “chocolat“, con bicchierino di zabajone a parte; accompagna, ammiccante, clos làbere 2000 di chateu riessec, un sauternes di sentori boudoireschi.

IMG_1469 la cena termina. e inizia la proiezione: l’emozione non ha voce.

grazie, ciccia!

une jolie table

nota dell’autore: ormai sono più di 8 anni e più di 300 post; un po’ mi sono stufato, ma questa occasione mi rimpolpa alquanto.

 

a cena da vecchi amici: un bel modo di ritrovarsi, dopo anni annorum.

con la tavola che diventa tavolozza: un incanto su cui spicca l’uovo croccante su zattera d’asparagi e salsa d’acciughe.

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e san culatello sempre sia zibello, e le pìttule salentine ingravidate di pomodori secchi e olive, e i ricchi pani e le briosce.

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e il cornetto di bresaola con dolcissima crema di peperoni, e la scamorza affumicata coi fiammiferini fritti di zucchine e tropea e i fiori di zucca ripieni di caprino, prosciutto cotto e erba cipollina.

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quasi inusitato il metodo classico langarolo che magnumeggia in tavola: valentino brut 2008 riserva elena dal podere le rocche dei manzoni, che riposa sur lie almeno quattr’anni e di poi, potente, tannineggia seppur rinfreschevole nella serata ormai estiva.

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saresti già sazio, ma piatti forti giungono: tonno en casserole con patate e peperoni e riso bianco a parte.

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e l’antiche memorie promosse dai ćevapčići e dai grassi spiedini pre cucina sana&equilibrata.

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e i fichi caramellizzati con la sofficerrima robiolina.

e la batteria della fotocamera che s’accascia prima del dolce e della malvasia fresca.

e i mille “ti ricordi?”; il grandissimo piacere della compagnia ritrovata.

la cantina degli altamont

la cantina degli altamont, pulita, tutta ordinata, nitida: da terra al soffitto, scaffali e caselle muniti di etichette grandi e chiaramente leggibili. un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto; si è pensato a tutto: scorte, provviste, di che resistere ad un assedio, di che sopravvivere in caso di crisi, di che lasciar fare in caso di guerra.

la parete sinistra è riservata ai prodotti alimentari. innanzitutto, i prodotti base: farina, semolino, maizena, fecola di patate, tapioca, fiocchi d’avena, zucchero in zolle, in polvere, in scaglie, sale, olive, capperi, condimenti, grandi barattoli di senape e di cetriolini, latte d’olio, pacchetti d’erbe seccate, pacchetti di pepe in grani, chiodi di garofano, funghi liofilizzati, scatolette di scorze di tartufo; aceto di vino e d’alcool; mandorle sgusciate, gherigli di noce, nocciole e noccioline americane confezionate sotto vuoto, salatini vari, caramelle, cioccolata per dolci o da mangiare, miele, marmellate, latte in scatola, latte in polvere, uova in polvere, lievito, dolciumi francorusse, tè, caffè, cacao, tisane, brodo kub, concentrati di pomodoro, harrisah, noce moscata, peperoncini rossi, vaniglia, spezie e aromi vari, pangrattato, gallette, uva passa, frutta candita, erba angelica; poi vengono le conserve: conserve di pesce, tonno in briciole, sardine sottolio, acciughe a fagotto, sgombri al vino bianco, pilchard al pomodoro, baccalà all’andalusa, spratti affumicati, uova di lompo, fegato di merluzzo affumicato; conserve di verdure: piselli, punte di asparagio, funghi di parigi, fagiolini extra, spinaci, cuori di carciofo, fagioli mangiatutto, scorzobianche, macedonie; e anche pacchi di legumi secchi, piselli da purè, fagioli nani, lenticchie, fave, fagioli; sacchi di riso, di pasta, maccheroncini, vermicelli, conchiglie, spaghetti, patatine chip, fiocchi di pasta di patate per il purè, minestre in busta; conserve di frutta: mezze albicocche, pere sciroppate, ciliegie, pesche, prugne, pacchetti di fichi, cassette di datteri, banane e prugne secche; conserve di carne e piatti già cucinati: corned-beef, prosciutti, vasetti di maiale tritato e cotto nello strutto, foie gras, pâté di fegato, galantina, testina di vitello, crauti, stufato di agnello con fagioli bianchi, salsiccia con lenticchie, ravioli, stufato di montone con cipolline e patate, ratatouille nizzarda, cuscus, pollo alla basca, paella, fricassea di vitello alla vecchia.

la parete di fondo e quasi tutta la parete di destra sono occupate da bottiglie distese nelle apposite gabbie di fildiferro plastificato secondo un ordine apparentemente canonico: prima di tutto i vini cosiddetti da pasto, poi i beaujolais, côte-du-rhône e vini bianchi d’annata della loira, poi i vini a breve conservazione, cahors, bourgueil, chinon, bergerac, e poi la vera cantina, finalmente, la grande cantina, amministrata da un registro in cui viene segnata ogni bottiglia con la sua provenienza, il nome del produttore, il nome del fornitore, il millesimo, la data d’ingresso, il periodo di conservazione ottimale, l’eventuale data di uscita: vini alsaziani: riesling, traminer, pinot nero, tokay; bordeaux rosso: médoc: château-de-l’abbaye-skinner, château-lynch-bages, château-palmer, château-brane-cantenac, château-gruau-larose; graves: château-la-garde-martillac, château-larrivet-haute-brion; saint-emilion: château-la-tour-beau-site, château-canon, château-la-gaffellière, château-trottevieille; pomerol: château-taillefer; bordeaux bianco: sauternes: château-sigalas-rabaud, château-caillou, château-nairac; graves; château-chevalier, château-malartic-lagravière; borgogna rosso: côte de nuit: chambolles-musigny, charmes-chambertin, bonnes-mares, romanée-saint-vivant, la tâche, richebourg: côte de beaune: pernard-vergelesse, aloxe-corton, santenay gravières, beaune grèves “vignes-de-l’enfant-jésus”, volnay caillerets; borgogna bianco: beaune clos-des-mouches, corton charlemagne; côte du rhône: côte-rôtie, crozes-hermitage, cornas, tavel, châteauneuf-du-pape; côtes-de-provence: bandol, cassis; vini del mâconnais e del dijonnais, vini naturali dello champagne – vertus bouzy, crémant -, vini rari del languedoc, del béarn, del saumurois e della turenna, vini stranieri: fechy, pully, sidi-brahim, château-mattilloux, vino del dorset, vini del reno e della mosella, asti, koudiat, haut-mornag, sangue-di-toro, eccetera; e buone ultime, delle casse di champagne, aperitivi e alcolici vari – whisky, gin, kirsch, calvados, cognac, grand-marnier, bénédictine, e, ancora sugli scaffali, dei cartoni con varie bibite analcoliche, gassate o no, delle acque minerali, birra, succhi di frutta.

all’estrema destra, infine, fra il muro e la porta – fitto graticcio di legno bardato di ferro chiuso da due grossi lucchetti – c’è la zona prodotti per la casa, toilette e varia: mucchi di strofinacci da pavimento, contenitori pieni di detersivi, detergenti, scrostatori, sturatori, dosi di varechina, spugne, prodotti per parquet, vetri, rami, argenteria, cristallo, piastrelle e linoleum, scope senza manico, sacchi per aspirapolvere, candele, scorte di fiammiferi, stock di pile elettriche, filtri per il caffè, aspirina vitaminica, lampadine a tortiglione per lampadari, lamette di rasoio, acqua di colonia da poco prezzo e a litro, saponette, shampooing, pacchi di ovatta, bastoncini per pulirsi le orecchie, lime a smeriglio, refill d’inchiostro, cera per pavimenti, vasi di colore, medicazioni singole, insetticida, accendifuoco, sacchetti per le immondizie, pietrine per accendini, asciuga, spolvera e puliscitutto.

cap. xxxiii dell’astonizzantissima “la vita istruzioni per l’uso” di georges perec, che ve lo dico affà.

comfort food (mapparlacomemagni!)

l’altra sera da arcangelo dandini il privilegio di scegliere senza  preoccuparmi d’altro o d’altri.

sono al bancone e la pappa col pomodoro d’accoglienza è pronta: stefania mi versa un calice di tre armi 2012 della laziale az. le rose.

fratel fabrizio porta supplì, crocchetta di patate affumicata, croccante di mandorla con alici; comincio a riappacificarmi mentre il tre armi mi pervade con la speziatura della malvasia puntinata e la freschezza del verdicchio.

arcangelo – sornione – scoperchia lo spaghettone all’a-matriciana; un calice di cascinotto 2010 di claudio alario, nebbiolo d’alba di pregiati lombi, accompagna il guanciale a pezzettoni, che si disfa in bocca con inusitata eleganza.

sarebbe un peccato smettere:  e mentre ricordo che di claudio alario tant’anni fa bevvi una fatata barbera d’alba mangiando bue grasso di carrù,  mi lascio tentare dalle polpette di lesso – “allesso” in carta.

comfort food a tutt’andare: come rinunciare alla zuppetta di cioccolato bianco con capperi e zenzero – rari nantes – e olio di giulio campello?

domani è un altro giorno: stasera va bene così; e grazie a voi, dandinis.