frecciarossa

le aspettative per il trapasso di gestione della ristorazione ferroveloce non erano poche; per questo, dovendo andare a roma, decido di partire più tardi e pranzare a bordo.

quando i treni avevano un nome più o meno evocativo (settebello, treno del sole, riviera express) quest’anonimo frecciarossa  si sarebbe potuto chiamare grand tour: venezia, bologna, firenze, roma, napoli.

da old marpion  prenoto il secondo turno (da firenze) per fare con comodo.

che bella la tovaglia in tessuto! e anche il tovagliolo, logato. il bicchierone di plastica, vabbè, me lo farò cambiare.

leggo il menu del giorno: caspiterina, quattro primi

lasagna [sic] alla bolognese, rigatoni al pomodoro, risotto primavera, insalata cereali, speck e verdure.

e quattro main courses:

melanzane alla siciliana, filetto di nasello, cotoletta di pollo, seppioline con piselli.

contorni: insalata mista, insalata ortolana, pomodori

mica crederò di avere finito:

dessert and fruit: macedonia 4 gusti di stagione, kiwi, ananas, mele, torta all’albicocca

a parte sotto la voce insalatona-salad è proposta una insalata mediterranea

mentre gli affettati e formaggi comprendono prosciutto crudo, mozzarella, gorgonzola e asiago.

non poteva mancare lo special course: prosciutto e mozzarella.

personale in affanno: la carrozza n. 5 è piena, con molti turisti, e arriva la prima notizia: lasagne solo 6 (e chissene, certo non le avrei prese, però cominciamo male) mentre risotto quanto se ne vuole: gli altri primi, spiacente, finiti.

finiti?

arriva il pane: no, arrivano i crackers (scusate, a firenze non ce l’hanno consegnato) e sono gli immangiabili dolciastri tuc.

l’opulenta e bella tovaglia di tessuto 1. è abbondantemente macchiata da una parte 2. è talmente pesante che tende a scivolare via (ma i fermatovaglie, savasandir, sono così brutti, cheap).

carta dei vini: ci sarebbe un berlucchino (ci sarebbe perché all’anglofono che alle mie spalle invoca uno sparkling wine rispondono picche; forse a firenze se lo sono scolato tutto), poi un morellino le pupille a 12 €, un cabernet franc s. margherita (scelta inusuale forse coraggiosa)  e un corvo rosso di salaparuta a 9 €, mentre nel settore bianchi posso scegliere fra un greco di tufo dei feudi a 12 (quello prenderò), un vermentino di sella & mosca e uno chardonnay di banfi a 9 €.

la gentile addetta giunge al mio tavolo già provata dalla battaglia sostenuta per aggiudicare le 6-porzioni-6 di lasagne; comprensivo accetto senza batter ciglio il risotto – in cuor mio pensando che sarà scotto – mentre quanto ai secondi assicura che ci sono tutti: con l’incoscienza dello sperimentatore ordino – ebbene, sì – le seppioline con piselli.

giunge il vino, e ammiccando complice all’uomo dei liquidi chiedo un bicchiere di vetro: spiacente, nunzepò perchè la pompa dell’acqua non funziona.

facciamola breve: il risotto primavera è in realtà un riso freddo con farro, piselli, carota, zucchine e lacerti di speck – anvedi: gli ingredienti del primo n. 4; certo non è scotto, ma nemmeno per una frazione di secondo è stato detto che non era un piatto caldo.

sulle seppioline vorrei sospendere il giudizio: non malaccio, ma erano due di numero.

la macedonia? se la saranno fottuta quelli di firenze; la torta? finita (dopo avermi però visto prendere appunti sul moleschino piccino improvvisa una prestidigitazione e ne salta fuori una fetta).

che dire: anche  se stefano “paperogiallo” bonilli ci aveva avvisato, mai avrei pensato di rimpiangere chef express; una cosa è certa: da questo livello si può solo migliorare.

sul menu patinato dalla livrea rossoargentata si possono leggere sproloqui su una tal bussola alimentare (anche quella l’avranno persa a firenze?) e che il servizio è erogato da treno servizi integrati col brand t&b: ecchevvordì? tout & bien/tanto & buono: e allora, per restare alle sigle: m. v., v.!

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