rileggere: guccini (e machiavelli – no, non nicolò)

dallo scorso agosto ho iniziato la rilettura della trilogia gucciniana: croniche epafaniche / vacca d’un cane / cittanova blues.
mi son convinto, dappoiché rimembro commosso l’infanzia e l’adoloscenza attraverso gli occhi e la penna del maestrone, che sto invecchiando, e fin qui nulla di nuovo: è che non sto invecchiando come vorrei (e pure questa non è novità).


ma d’altronde, come ricordava giacomo taldegardo:
…noi, venendo in questa vita, siamo come chi si corica in un letto duro e incomodo, che sentendovisi stare male, non vi può star quieto, e però si rivolge cento volte da ogni parte, e procura in vari modi di appianare, ammollire, ecc. il letto, cercando pur sempre e sperando di avervi a riposare e prendere sonno, finché senz’aver dormito né riposato vien l’ora di alzarsi.
e di ciò convinto, ovvero temendolo, vò subito ad aprire, affinché s’ossigeni per la cena, un basiliano 2004 di albano carrisi (ma questo è un altro discorso ché nulla ha a che vedere con babboriveggoli.)

p.s. non si trascuri altresì la serie (or giunta a quattro volumi) imperniata sulla vita e più tardi sui ricordi di santovito benedetto, maresciallo maggiore dei reali carabinieri, scritta a quattro mani con loriano machiavellimacaroni / un disco dei platters / questo sangue che impasta la terra / lo spirito e altri briganti.

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