rosso da pesce (o pesce rosso, chissà)

dalla scorsa primavera per ogni dove abbiam subito il martellamento sui rossi da pesce, in particolare della salentina tormaresca col fichimori 2004.


anche se, a dirla tutta, fichimori è reclamizzato come rosso da bere freddo (8-10 °C.) ma nella stagione calda le due cose vanno a braccetto.

su altro fronte si attesta la pregiata casa rallo, col frappato 2004, da bere però a 16 °c.; gallina bèccami! però, se anche nei locali più accreditati il ciliegioso vino sìculo vien servito così “caldo”.

negroamaro colto a mano il primo, dicunt, macerato a freddo per 6 giorni e fermentato in acciaio senza bucce; più a lungo il secondo e a temperatura ambiente.
che dire? pel negroamaro di tormaresca provo un affetto aberrante perché sovente mi consentì di sopravvivere al menù del restaurant coach sull’eurostar, mentre la maggior ricchezza di profumi del frappato per ora fa aggio sulla freschezza del fichimori.
nondimeno gli osservanti della posizione del missionario potranno ripiegare sul trentino traminer della cantina di toblino 2005 oppure sul sìculo zibibbo calicanto 2004 dell’azienda vinci ovvero gli affinati chardonnay maso torresella 2004 di cavit o viognier accademia del sole 2004 di calatrasi, tutti vincitori di medaglie d’oro all’ultima selezione nazionale vini da pesce di sirolo.
p.s. ci sarebbero anche due vincitori rosati ma, come dice il poeta, io non capisco la gente che non ci piacciono i crauti.

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