æquinoctium

a casa mia, stando alle effemeridi, oggi il sole è sorto alle 7,06 e tramontato 12 ore più tardi; questo è l’equinozio d’autunno personalizzato.

l’ho festeggiato – ogni scusa è buona – col maghinardo rosé brut della maison folesano in quel di panìco che già conosci.

l’incantesimo di questo uvaggio di barbera e syrah, profumato e minerale, ti avvolge mentre il sole cala lento confondendo la luce del cielo e il colore del vino.

il caveau del leon d’oro

ero a zibello, a strafogarmi di culatello: il patron del leon d’oro consentì una breve e religiosa visita alla cantina. la foto forse non rende (blackberry senza flash) ma tant’è.

 

 

accompagnarono del tutto acconciamente il culatello (e gli anolini, e i pisarei) il marcello di ariola (lambrusco maestri 100%) e il gutturnio frizzante di azzali (barbera e bonarda): prosit!

pane & salame

l’altro giorno era troppo tardi per pranzare e troppo presto per non mangiare (e chissene…, direte voi).

e allora m’è tornata in mente quella sana/santa usanza d’altri tempi: la merenda.

non starò a farne l’elegia: semplice pane e salame (per un nanosecondo avevo pensato a un filo di burro, ma era forse troppo).

e poi ho aperto una barbera 2008 dei marchesi di gresy, che ha suggellato la mozione degli affetti: ah, quelle merende che non colsi!

birichina biricò

(ri)bere la barbera frizzante – ma non tanto – del mitico giacomo bologna ha un nonsoché di proustiano: sarà anche per questo che, via multipla assonanza congetturale mi torna alla mente, con la monella 2009, l’intercalare scherzevole della scaltra&memorabile canzone del concittadino dalla?