chissà come sarebbe #3: the end

(questo viaggio, cominciato tre anni fa, dovrà pur finire…).

le puntate precedenti:

prima parte

seconda parte

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a varsavia non dovrò aspettare tanto: il treno proveniente dallo zoo di berlino, nacht schnellzug d443, partirà alle 23 precise; prenderò posto nella mia carrozza e finalmente…

ma mentre raccontavo questo (si fa per dire) meditato programma di viaggio – nel mio inglese smozzicato – a un compagno di viaggio, scopro che senza visto (visa… visa? visa!) non si passa dalla bielorussia (u need a belarusian transit visa, man… shit!).

trovo poi, aiutandomi col bb, che il visto di transito non è cosa né semplice né veloce da ottenere e quindi alla frontiera – terespol – non potrei proseguire; ho sì il visto per la mia destinazione finale (in senso buono), ma con la mania tutta maschile del diy mi sono fregato da solo.

vabbè, proverò il vecchio sistema: spero che da queste parti preferiscano l’arte gotica a quella rinascimentale – e chi vuol capire capisca.

è andata, e stracco m’addormento.

nel dormiveglia mi rendo conto che il treno è fermo e sosterà, per il defatigante cambio dei carrelli (regauging) – ancora lo scartamento diverso – a Брэст (la brest-litovsk del trattato di pace più curioso della storia: i vincitori d’oriente di lì a poco perderanno tutto sul fronte occidentale); questa foto scattata sul piazzale della stazione nel bel mezzo dell’estate fa pensare – proporzioni a parte – al palazzo di un alcalde messicano).

il regauging però è sempre meglio dell’imbarco del treno sul traghetto scilla-cariddi; schianti terribili da destare anche i morti.

 

sono le 10,46 quando scendo a Мінск /minsk per sgranchirmi le gambe: mi attende un’altra notte in treno.

ecco, Санкт-Петербург, Витебский вокзал nell’alba gelida ma splendida del 27 dicembre.

 

 

 

la prospettiva nevski è mia; chissà chi v’incontrò igor stravinsky.

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un minimo di spiegazione: tre anni fa l’idea era di partire – virtualmente – dalla stazione sottocasa e raggiungere san pietroburgo usando percorsi e treni realmente esistenti. per arricchire la storia immaginavo di partire la notte della vigilia di natale; tutto il resto è stato, per così dire, un allungamento del brodo che ho trascinato nel tempo perché, ad un certo punto, l’idea cominciava a non interessare più nemmeno me, figurarsi a chi fosse capitato più o meno per sbaglio su questo blog.