non c’è due… (frecciarossa #3)

dice: va bene, devi andare a roma, ma cos’è questa malattia della carrozza ristorante? ho perso una scommessa: non credevo si potesse fare peggio di chef express, invece…

la solita megalomania del menu fintamente ricco (o non c’è tutto o, quando c’è, non è all’altezza)

mise en place: riappare il bicchiere di vetro – bravo, 7+ e sparisce la ceramica a favore del cartone e la stoffa  a favore della carta – malino, 5-

tortelloni: poco conditi e asciutti come il deserto, mezzi caldi e mezzi freddi (il microonde, questo sconosciuto); peccato, perché la consistenza della pasta era buona ed il ripieno discreto

la parmigiana: consistenza:  un po’ sguigna (come diciamo a bologna), prevedibilmente non troppo sapida ma sostanzialmente accettabile, mezza fredda e mezza calda (il microonde, questo sconosciuto: corso avanzato)

brasato al barolo: risum teneatis, amici? cicoria all’agro 6 d’incoraggiamento.

frutta, vino, caffè: il conto € 43,60;

servizio: poco volonteroso, spesso distratto;

note particolari: giampiero mughini con soprabitone rosso (ha mangiato tortelloni e prosciutto e bevuto acqua).

qui rifò mio l’appello di stefano bonilli: aridatece chef express!

frecciarossa

le aspettative per il trapasso di gestione della ristorazione ferroveloce non erano poche; per questo, dovendo andare a roma, decido di partire più tardi e pranzare a bordo.

quando i treni avevano un nome più o meno evocativo (settebello, treno del sole, riviera express) quest’anonimo frecciarossa  si sarebbe potuto chiamare grand tour: venezia, bologna, firenze, roma, napoli.

da old marpion  prenoto il secondo turno (da firenze) per fare con comodo.

che bella la tovaglia in tessuto! e anche il tovagliolo, logato. il bicchierone di plastica, vabbè, me lo farò cambiare.

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