troppo dolce

ma talvolta è bene così, anche se parliamo di un brut da 9  g/l.

il vero problema è ‘sto cavolo di boccia rigata con etichetta incassata, che non si riesce ad asportare con divinoricordo.

e poi, se lo volevi veramente arido, lo sai, non dovevi pigliare un prosecco: accidenti a te, foss maré!*

*che sarebbe marai gallopronunciato per la rima

sperso mi ero

mi ci son sperso, giuro!

l’immagine era nitida, setosa:

immagine di mypixbox pubblicata su flickr con licenza creative commons

ho chiuso gli occhi e mi è venuto in mente quasi subito:

le città erano granai di silenzio, dove il tempo si conservava immutabile, laghi e fontane di placidità e di ricordi.

marte era morto.

cosa c’entrerà con l’asolano rosso dell’abazia 2001?

niente, appunto: sperso mi ero.

le coccole del viandante

a volerci credere, nasceva come  pranzo di lavoro.

a rubiera, non nelle sale ma sul terrazzo dell’antico forte aggredito da un sole quasi primestivale, il genius loci dell’osteria del viandante si palesa senza necessità di invocazioni.

due polpettine per cominciare: si dìsfano in bocca butirrosamente.

dalla carta c’aveva subito attratto la passatina di patate e porri, inseminata di pancettina croccante.

come transitare verso il piatto forte: senza passare dal via, ma con prosciutto e tosone fritto e giardiniera soave; ti prego, amico mio, di comparare le pantoniche nuances del prosciutto e del rosé.

ed ecco, in pluriammonita piccola porzione (questa è la dose per due) la ciccia: mirabolante taglio di spalla di fassona.

e la pietra ardente, nevicata di salina, per la cottura a piacere

questa è la rara cottura

(la misticanza revisionale non fu ripresa, ma c’era, e buona.)

a tutto pasto l’alsaziano rosé brut da pinot noir 100% di emile kugler, come la benemerita.

fragole e uva e cincinino di crema conchiusero l’incontro.

col lieve moscato d’asti la caliera di borgo maragliano.

parole non ci appulcro, amico mio: e per questo quasi non spiccicai verbo, incantato dalle coccole di dolores, roberto e mauro.

honeyeye

che detto in italiano farebbe probabilmente un po’ schifo, ma questo è:


immagine di jonycunha pubblicata su flickr con licenza creative commons

ma così come puoi perderti in questo sguardo, egualmente puoi spampinarti in questo mieloso&mielato nonché àmbrico metodo classico garda rosé brut della casa olivini, e più non dimandar.

nota come il prezioso ancorché maltrattato label remover di divinoricordo ha tenuto botta alla violenta estirpazione dell’etichetta