all’uso degli antichi

immagina un vino – bianco –  di irrefutabile franchezza e, al medesimo tempo, di mai bastevole severità, temprato dagli anni e dal legno: opulento, maestoso, ricco di note minerali, di profondità vertiginose mai domo, finis sæculorum.

mi senti troppo  laudator temporis acti? già lo bevvi nell’ineffabile evento di verona 2009 – “dodici bianchi immortali” – e lì strabiliai: quasi due anni dopo quest’eccelso fiano di avellino in purezza more maiorum 2000 di mastroberardino mantiene intonsi quegl’imperiosi caratteri con cui mi s’impose (e l’incredibile prezzo!)

si fa presto a dire chardonnay

i vini siciliani mi gàrbano assai , e vieppiù mi stupiscono;  dalle cantine settesoli, nel menfitano, è il delicatamente roverato furetta mandrarossa (bianco di sicilia igt) chardonnay 80 fiano 20 nell’annata 2006 accreditato di 13,5 d’alcol; consistenza è il nome suo, ed anche la tasca non ne risente.

e chi se ne frega! (direte voi)

di lunedì sera tengo – ancora – allenamento di basket.
a dir la verità l’allenamento è decisamente sui generis, perché si passa subito dal riscaldamento più o meno prolungato (dipende dall’ora di arrivo dei compari e quindi della formazione del quorum) alla partitella, inframmezzando con sfottò vari sui risultati delle squadre del cuore, cioé virtus e fortitudo.

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