frecciarossa #4

già non avevamo più grandi dubbi al riguardo, ma sul frecciarossa non si può più mangiare, e anche bere il prosecchino al posto non è il massimo:

però – mi chiedo – nonostante sul paperogiallo ne abbiamo parlato più volte, se mai riusciremo ad avere qualcosa di simile (italian style, naturalmente) da mangiare al posto anziché andare a mendicare – del tutto inutilmente – qualcosa di decoroso nella carrozza n. 5.

in giappone, per esempio, potemmo ricorrere a

oppure

o anche

o magari

(foto di ekiben riprese da 4563_pic su flickr con licenza creative commons)

fatta la tara alla giapponesità del tutto, vogliamo chiarire che mangiare dalla “schisceta” non è necessariamente segno d’indigenza?

al riguardo, come dimenticare la scena finale di “hannibal” col dr. lecter che apre il whitebox di dean&deluca con caviale, formaggi, gallette, fichi e altra frutta, con la mezzina di château phélan ségur 1998 (nel romanzo sarebbe …un pacchettino di fauchon con patè de foie gras, fichi dell’anatolia, pane bianco e una bottiglia di st. estephe, che nello screenplay diventa …[a box] from dean & deluca. tied with a ribbon. lecter unknots it. opens the lid. inside are anatolian figs, pate de foie gras, a half-bottle of st. estephe and some silverware.

non c’è due… (frecciarossa #3)

dice: va bene, devi andare a roma, ma cos’è questa malattia della carrozza ristorante? ho perso una scommessa: non credevo si potesse fare peggio di chef express, invece…

la solita megalomania del menu fintamente ricco (o non c’è tutto o, quando c’è, non è all’altezza)

mise en place: riappare il bicchiere di vetro – bravo, 7+ e sparisce la ceramica a favore del cartone e la stoffa  a favore della carta – malino, 5-

tortelloni: poco conditi e asciutti come il deserto, mezzi caldi e mezzi freddi (il microonde, questo sconosciuto); peccato, perché la consistenza della pasta era buona ed il ripieno discreto

la parmigiana: consistenza:  un po’ sguigna (come diciamo a bologna), prevedibilmente non troppo sapida ma sostanzialmente accettabile, mezza fredda e mezza calda (il microonde, questo sconosciuto: corso avanzato)

brasato al barolo: risum teneatis, amici? cicoria all’agro 6 d’incoraggiamento.

frutta, vino, caffè: il conto € 43,60;

servizio: poco volonteroso, spesso distratto;

note particolari: giampiero mughini con soprabitone rosso (ha mangiato tortelloni e prosciutto e bevuto acqua).

qui rifò mio l’appello di stefano bonilli: aridatece chef express!

errare humanum est, sed perseverare… frecciarossa #2

turno unico da firenze a roma: tovaglia bella, piatti di cartoncello, doppia confezione posate di plastica, tovaglioli sia belli che di carta, bicchiere di plastica: mise en place scarsa.


lista più contenuta, inequivocabilmente segnata da un vorrei-ma-non-posso


ma dei tre primi ci sono solo lasagne (5- di stima)


dei quattro secondi solo chicken cotoletta o toma (con speck) ai ferri;

palesare insoddisfazione sortisce l’effetto di ricevere la complice confidenza: ci dovrebbero essere anche delle scaloppine (come, perchè… vabbene!) (6– d’incoraggiamento)


ormai nelle grazie del capo possiamo ottenere anche un’insalata di frutta; il vino ferroviario per definizione, corvo rosso 2007 di salaparuta accompagna il fiero pasto; siamo comunque di buonumore: la giornata è assolata e nuovamente early autumn: caso mai ci rifaremo a cena a roma.

frecciarossa

le aspettative per il trapasso di gestione della ristorazione ferroveloce non erano poche; per questo, dovendo andare a roma, decido di partire più tardi e pranzare a bordo.

quando i treni avevano un nome più o meno evocativo (settebello, treno del sole, riviera express) quest’anonimo frecciarossa  si sarebbe potuto chiamare grand tour: venezia, bologna, firenze, roma, napoli.

da old marpion  prenoto il secondo turno (da firenze) per fare con comodo.

che bella la tovaglia in tessuto! e anche il tovagliolo, logato. il bicchierone di plastica, vabbè, me lo farò cambiare.

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