carrucesi (anche carrubensi non suonava male)

non poco tempo fa su queste paginette avevo assunto l’impegno – in realtà il piacere – di parlare con agio dell’osteria del viandante a rubiera; ecco, l’occasione è giunta.
come taluni sanno, con alcuni amici condivido insane passioni quali pallalcesto, buoni vini e buoni cibi; e mentre sulla prima invariabilmente siam divisi, sui secondi più spesso troviamo l’accordo; fu così che emerse, quasi casualmente, la parola magica: non era abracadabra e neppure apriti sesamo! bensì bue grasso di carrù.
nessuno ne aveva mai mangiato prima ma tutti ne avevano sentito parlare; e così favoleggiando di questo nobile e antico animale da lavoro coscialunga, tipicamente di cinque anni e millecento chili di peso, ipotizzando onerose ed improbabili trasferte nella langa, mi venne spontaneo dire: sentirò dagli amici di rubiera, che infatti non si sono tirati indietro.

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