visioni reggiane #3

teste quadre, son detti.

sarà per l’opera del tassoni, oppure no; però per fare anche ‘sti altri spumanti, orom da malvasia di candia e arita da lambrusco maestri vinificato in bianco ci vuole una bella determinazione, che altri chiamerebbero ostinazione.

colpisce nel primo la vena acidula, che tempera l’aromaticità del vitigno e lo modella; quasi l’equivalente di un traminer con le bolle.

il lambrusco bianco è vestito a festa, ma sotto s’indovina il burino che t’intriga, se capite cosa voglio dire.

il caveau del leon d’oro

ero a zibello, a strafogarmi di culatello: il patron del leon d’oro consentì una breve e religiosa visita alla cantina. la foto forse non rende (blackberry senza flash) ma tant’è.

 

 

accompagnarono del tutto acconciamente il culatello (e gli anolini, e i pisarei) il marcello di ariola (lambrusco maestri 100%) e il gutturnio frizzante di azzali (barbera e bonarda): prosit!

visioni reggiane #2

rinaldini bis:

vecchio moro: un lambrusco old fashioned (maestri, ancellotta, marani) bello scuro come da  tradizione, quasi burroso;

 

osé: un rosé da lambrusco marani e salamino non è certo come il brut de noir di cleto chiarli (che è un grasparossa da bere a secchi) ma dietro il rosa c’è il rosso, non so se mi spiego (anche se le sfumature sono meno di cinquanta).