comfort food (mapparlacomemagni!)

l’altra sera da arcangelo dandini il privilegio di scegliere senza  preoccuparmi d’altro o d’altri.

sono al bancone e la pappa col pomodoro d’accoglienza è pronta: stefania mi versa un calice di tre armi 2012 della laziale az. le rose.

fratel fabrizio porta supplì, crocchetta di patate affumicata, croccante di mandorla con alici; comincio a riappacificarmi mentre il tre armi mi pervade con la speziatura della malvasia puntinata e la freschezza del verdicchio.

arcangelo – sornione – scoperchia lo spaghettone all’a-matriciana; un calice di cascinotto 2010 di claudio alario, nebbiolo d’alba di pregiati lombi, accompagna il guanciale a pezzettoni, che si disfa in bocca con inusitata eleganza.

sarebbe un peccato smettere:  e mentre ricordo che di claudio alario tant’anni fa bevvi una fatata barbera d’alba mangiando bue grasso di carrù,  mi lascio tentare dalle polpette di lesso – “allesso” in carta.

comfort food a tutt’andare: come rinunciare alla zuppetta di cioccolato bianco con capperi e zenzero – rari nantes – e olio di giulio campello?

domani è un altro giorno: stasera va bene così; e grazie a voi, dandinis.

 

 

diverse declinazioni

chiavennasca, cioè nebbiolo in valtellinese: una morbidezza che non t’aspetti, rotondo, carnoso, polputo di frutti rossi e qui mi fermo, visto che il sentore di fieno fresco non l’ho percepito.

capo di terra 2005 dei conti sertoli salis; esitato nella gdo a un prezzo interessante è un’esperienza imperdibile.

moongrass

quanto a vino, l’aggettivo biologico non rappresenta per me uno specifico plusvalore;  e quindi ho bevuto questo langhe doc – nebbiolo 100% – di erbaluna, di vero cuore langarolo, senza alcuna particolare disposizione d’animo, però gradendo assai la sua rotonda complessione, d’adeguato corpo e tannicità; e il prezzo, con questi chiari di luna invitante.