che parlamento!

ebbene no, non mescoleremo sacro e profano – e quale sia il sacro non è minimamente dubbio – né arzigogoleremo su questi tempi bui.

il parlamento è quello di imola – in romagnolo e parlaminté – dove siamo approdati, dopo alcune false partenze, in una sera fredda e piovosa, bisognosi di ristoro.

il menu degustazione a 29 euri recitava:

  • insalata di finocchi, gamberi e arance
  • tagliolini ai carciofi (che abbiam variato in tagliolini al nero)
  • filetto di branzino con cous cous di verdure
  • cassata ai frutti di bosco

nel rustico accogliente locale ebbimo quindi gradevolissimo convivio, perfezionato da:

dapprima il flautato sylvaner 2008 degli augusti padri di novacella

e poi il sapidissimo sauvignon vieris 2007 di vie di romans.

il sentore del verde

come definirlo?

(immagine di felipe guerra pubblicata su flickr con licenza creative commons)

la tesi è: col sauvignon blanc, sapendo che non è certo il verde più verde e anzi può essere giallo di giallo.

e comunque, ancora una volta, in altoadige/südtirol, col sensoso sauvignon 2007 di novacella/neustift


e il suaviter in modo, fortiter in re sauvignon maso hausmannhof di haderburg (fui troppo brutale nel maneggiare l’ultimo utilerrimo disetichettatore di divinoricordo)

telegramma

forse eccedemmo con la varietà dei vini qualche tempo fa, a pranzo con amici crapuloni q. b. dai fratelli boretti a vergato – il ritrovo – cucina del territorio con amplissimo carrello delle verdure e carta dei vini di altissimo livello, con quasi trecento titoli di qualità (titoli, anziché etichette: così amo pensare all’enoteca quasi biblioteca); non mi dilungo troppo, quindi.

bellavista gran cuvée brut 2000 – fra i migliori metodo classico, morbido, soffice e cremoso (provare per credere anche il pas opéré o il satèn); sinfonia assoluta

lis neris chardonnay jurosa 2002– non il top della casa, ma con ottimo rapporto qualità/prezzo questo chardonnay friulano; più noto e anch’esso caldamente raccomandato il lis

cornell pinot nero schwarzhaus riserva 2000 – il pinot nero non è fra i miei preferiti ma questo ha veramente un’altra marcia

caprai sagrantino di montefalco passito 1988 – sagrantino e caprai sono praticamente la stessa cosa; questo vino da meditazione è stato proposto dal patròn, dai recessi del cellar, dopo aver visto la piega che stavano prendendo gli ordini, ma onestamente più che passito era passato…

ed ora un’escursione sui vini da dolce intavolati nell’occasione, che furono oggetto di una discussione piuttosto accesa qualche mese fa nel thread vino dell’eclettico basketforum.it

inama vulcaia après 2001 – già vi dissi del superbo vulcaia fumé, il miglior sauvignon del soave; del dolce fratello luca maroni scrive: frutto tropicale di ottima dolcezza presenta questo vino al suo speziato gusto-aroma. le spezie sono orientali, e l’analogia più evidente richiama lo zafferano; nell’annata 2003 lo gratifica poi di un tondo 88 (pei cb era bacioni)

abbazia di novacella/kloster neustift praepositus moscato rosa/rosenmuskateller 2004 rende meglio assai coi formaggi, imvho; ciononostante per nulla sfigurò sulla mensa
dall’amata sicilia: ajello shams 2004 – i quattro moschettieri di mazara: un raro connubio paritetico di moscato, catarratto, inzolia e grillo: senza parole.
ancora in trinacria, ma non lo condivido punto: il duca di salaparuta ala – antico liquorvino amarascato, roba dolciastra da fighette

la mostra degli olii fu un po’, diciamolo, esibizione fine a sé stessa
villa la rena di leone de’ castris – salento: ogliarola, cellina, coratina
cusumano – sicilia: nocellara del belice
ornellaia – toscana: frantoio, moraiolo, leccino
planeta – sicilia: nocellara del belice, biancolilla, cerasuola
castello di ama – toscana: correggioli, moraiolo, frantoio, leccino
petra – toscana – leccino, frantoio, pendolino, moraiolo
cvetic di masciarelli – abruzzo: gentile di chieti, leccino
pasetti – abruzzo: leccino, frantoio, dritta