indizio da csi

ma questa volta il label remover proprio non ce l’ha fatta: sarà stata la bottiglia fredda o l’imperizia dell’esecutore, ma allora di cosa stiamo parlando?

dello spumante brut di corte d’aibo, da agricoltura biologica: pignoletto e chardonnay dalle colline a sud di bologna, gradevolerrimo con quel finale che non t’aspetti.

naturalis historia

molti su internet – rifacendosi pedissequamente alla medesima, mendace fonte – assumono che il nome derivi da quel “pino lieto” (pinus lætus) che plinio il vecchio avrebbe citato nella sua enciclopedica opera in 37 libri: ma è una sciocchezza.

plinio ne ha scritte tante, ma questa scemenza no; e il pignoletto prende questo nome perché i grappoli avrebbero un certo qual aspetto pìgneo.

il pignoletto è il vitigno autoctono bolognese per definizione; e la rinomata casa tizzano dei visconti di modrone, oltre al pluricitato spumante capace di gareggiare con prodotti di maggior lignaggio, ne rilascia anche la versione frizzante, di favorevolissima beva e costo al limite dei 5 euri.

floreat pignoletto!

upupa epops

non posso che elogiare chi, nelle colline bolognesi, da tempo lavora per ottenere un pignoletto vieppiù attrattivo.

ho bevuto il san vito brut – gustoso e floreale – della casa orsi, acquistato al mercato della terra (promosso da slow food) : qui il rapporto q/p sale e conferma che un serio sforzo conoscitivo fa (quasi) sempre giustizia delle artefatte mercantili ben remunerate sovente inveritiere elogiazioni.

affettuosamente aggiungo che non mi tange quasi per nulla il fatto che tràttisi di vino biodinamico; ma so bene che per non pochi la circostanza rappresenterà non indifferente plusvalore .

nota aggiunta il 25 aprile 2010: ne ho ricomprato, sempre al mercato della terra, ed ho avuto la non gradevole sorpresa di trovarlo ben più che abboccato, quasi amabile, cioè snaturato e per ciò stesso in contraddizione con l’essenza sua.