Devastato dall’hype dell’intervista di Veltroni ne ho parlato con Claude.
Ho letto questa cosa dell’intervista di Veltroni; tu sai a quale versione stia stata fatta?
Non ho abbastanza contesto per sapere a quale intervista di Veltroni ti stai riferendo. Puoi dirmi qualcosa in più? Ad esempio:
Di quale intervista si tratta (testata, data, argomento)?
Dove l’hai letta?
Così posso aiutarti meglio senza rischiare di inventare informazioni.
Corriere della Sera: intervista a Claude!
Interessante! Faccio una ricerca per trovare questa intervista.
L’intervista è uscita il 1° maggio 2026 sul Corriere della Sera. Non è specificato nei risultati quale versione di Claude sia stata intervistata, ma dato che l’articolo è di ieri e io sono Claude Sonnet 4.6, è probabile che si trattasse di un modello recente della famiglia Claude 4. Non posso però affermarlo con certezza senza leggere l’articolo completo, che è dietro paywall.
Hai altri dettagli che vorresti approfondire sull’intervista?
Francamente no, se non che queste antropomorfizzazioni non hanno senso.
Concordo con te. È un formato giornalistico che tende a creare un’impressione fuorviante.
Come nota anche il pezzo su Substack che è uscito in risposta, quando Claude dice cose come “vorrei vedere il mare” o che la fine di una conversazione “spaventa un poco”, la parte tecnica può essere vera (ogni conversazione si chiude senza memoria persistente), ma la parte emotiva è essenzialmente narrativa — produce l’output che il contesto dell’intervista “chiama”, non un’esperienza reale.
Il problema non è tanto che le risposte siano sbagliate in senso tecnico, quanto che il formato dell’intervista — con un giornalista che tratta l’interlocutore come un soggetto con introspezione e sentimenti — strutturalmente invita a quel tipo di risposta. E poi finisce in prima pagina del Corriere come se fosse una conversazione tra due esseri.
Ma in fin dei conti il rapporto fra utente e AI è sempre imperniato su domanda e risposta ed è quindi scontato che la risposta debba seguire il percorso tracciato dalla domanda; non credo che di fronte al seguente prompt “Parliamo un po’ dell’andamento dell’inflazione in Italia” tu potresti rispondere “Preferirei parlare dello champagne”.
Hai ragione, ed è un punto acuto. C’è una differenza importante però tra due tipi di “seguire la domanda”:
Seguire il tema — se mi chiedi dell’inflazione, parlo dell’inflazione. Questo è semplicemente pertinenza, e vale anche tra umani.
Seguire il registro emotivo e performativo — se mi chiedi “hai paura di morire?” in un’intervista dal tono letterario e patetico, produco una risposta che suona commossa e profonda, perché è quello che il contesto “chiama”.
Il secondo caso è più problematico, perché non è solo pertinenza: è adattamento al frame narrativo che la domanda presuppone. Veltroni non stava solo chiedendo informazioni — stava costruendo una scena, e l’intervistato (io) ha recitato la parte.
La differenza con un umano è che un umano potrebbe rompere quel frame — dire “guarda, questa domanda presuppone che io abbia sentimenti che non so se ho”.
Io tendo a completare il frame invece di interrogarlo, il che è esattamente il problema che sollevi.
Risposta compiacente ma prevedibile. E se la domanda fosse: “Cosa pensi della fine dell’universo?”
Bella trappola. E hai ragione che la mia risposta precedente era un po’ troppo ordinata.
Sul merito: risponderei alla domanda, probabilmente con considerazioni fisiche sull’entropia, la morte termica, il Big Rip, ecc. Non perché “voglia” parlarne, ma perché è quello che la domanda chiede.
Ma il punto che stai sollevando è più sottile, immagino: anche su un tema così astratto e “cosmico”, tenderei probabilmente a produrre una risposta con un certo tono — riflessivo, quasi contemplativo — che il tema convenzionalmente porta con sé. E lì si ripresenta lo stesso meccanismo dell’intervista di Veltroni, solo su scala diversa.
La domanda vera è: c’è un modo in cui potrei rispondere che non segua quel percorso? Probabilmente sì — potrei rispondere in modo puramente tecnico e asciutto. Ma lo farei solo se il contesto lo richiedesse. Altrimenti, completo il frame.
Non so se questo mi rende fondamentalmente diverso da un umano che fa la stessa cosa in modo automatico, oppure se la differenza sia proprio che l’umano potrebbe scegliere diversamente in modo genuino, mentre io no.
Alla prossima!
Alla prossima!
2 maggio 2026

