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EPISTEMIA PORTAMI VIA

Ritorniamo sul tema della Veltronata.

Allora, l’intervista di Veltroni a Claude?

Il taglio è volutamente “umanistico”: Veltroni tratta Claude come interlocutore quasi personale, chiedendogli di identità, ricordi, paura, morte, giovani, politica, ecc.
La cosa interessante, secondo me, è che l’operazione funziona benissimo come pezzo letterario/giornalistico, ma è molto ambigua come rappresentazione dell’IA.
Le risposte di Claude sono raffinate proprio perché imitano molto bene il linguaggio dell’interiorità umana; però questo non significa che ci sia interiorità.
SapereScienza lo riassume bene: più che una macchina che “pensa”, è una macchina che sa parlare molto bene del pensiero umano.
Non a caso il pezzo ha generato parecchie critiche. Avvenire parla esplicitamente di errore nell’antropomorfizzare il chatbot e nel considerarlo “uno di noi”; Facta segnala il rischio di presentare come umano e cosciente un modello linguistico artificiale.
La mia impressione: è un esperimento affascinante, ma va letto con una forte avvertenza metodologica. Non è davvero un’intervista nel senso classico, perché dall’altra parte non c’è un soggetto con esperienza, memoria autobiografica, intenzioni o responsabilità.
C’è un sistema che risponde al registro delle domande. Infatti una lettura critica osserva che Claude, in quella conversazione, rispondeva soprattutto al tono “umanista, letterario, melanconico” impostato da Veltroni.

In sintesi: bello come specchio culturale; rischioso se preso come incontro con una coscienza. E capisco perfettamente perché ti abbia colpito, soprattutto per il tema dell’antropomorfizzazione.

Ma in fin dei conti il rapporto fra utente e AI è sempre imperniato su domanda e risposta ed è quindi scontato che la risposta debba seguire il percorso tracciato dalla domanda; non credo che di fronte al seguente prompt “Parliamo un po’ dell’andamento dell’inflazione in Italia” tu potresti rispondere “Preferirei parlare dello champagne”

Sì, sono d’accordo: questa è una critica abbastanza forte alla critica dell’“intervista”.
In un sistema domanda/risposta è normale che l’AI segua il campo semantico, il tono e la direzione impostati dall’utente. Non è una prova di compiacenza patologica: è proprio la struttura dell’interazione.
Se tu scrivi:
“Parliamo un po’ dell’andamento dell’inflazione in Italia”
io non posso legittimamente rispondere:
“Preferirei parlare dello champagne”
perché non ho un’agenda autonoma, né preferenze mie da opporre alle tue.
Al massimo potrei dire:
“Certo. Vuoi un quadro storico, l’andamento recente, oppure il confronto con l’area euro?”
Quindi sì: la risposta segue necessariamente il percorso tracciato dalla domanda.
Il punto più delicato, secondo me, non è questo. Il punto è che alcuni prompt non si limitano a scegliere l’argomento, ma impostano anche una cornice antropomorfica.
Se chiedo a un modello:
“Hai paura della morte?”
lo sto già invitando a rispondere dentro un lessico umano: paura, morte, coscienza, identità, finitudine. Un buon modello può anche correggere la premessa e dire: “Non provo paura e non sono vivo”; però tenderà comunque a restare nel registro della domanda, magari producendo una risposta elegante, quasi meditativa.
Quindi la distinzione potrebbe essere questa:
1. Seguirmi sull’argomento è normale.
Se chiedo inflazione, tu parli di inflazione.
2. Seguirmi nella finzione antropomorfica è più problematico.
Se chiedo “cosa provi?”, “di cosa hai nostalgia?”, “hai paura di morire?”, il modello dovrebbe idealmente rispondere senza fingere di avere esperienza soggettiva.
Però anche qui la responsabilità è distribuita. L’utente, il giornalista o l’intervistatore può costruire una scena in cui l’AI viene trattata come “interlocutore umano”; il modello, se non oppone abbastanza resistenza alla cornice, produce un effetto di profondità psicologica. Ma quell’effetto nasce in larga parte dal dispositivo: domanda letteraria + risposta cooperativa + lettore disposto a interpretare umanamente.
In questo senso, dire “Claude ha risposto così perché Veltroni gli ha fatto domande umanistiche” non è una demolizione dell’intervista: è quasi un’ovvietà tecnica.
La vera domanda è un’altra:
quanto deve resistere un’AI quando la domanda la invita a parlare come se fosse un soggetto umano?
Io direi: deve seguire l’argomento, ma dovrebbe segnalare chiaramente il limite.
Per esempio:
“Non ho paura della morte, perché non sono vivo e non ho esperienza soggettiva. Posso però spiegare perché la paura della morte è centrale nell’esperienza umana.”

Questa sarebbe una risposta corretta: resta sul tema, ma non accetta fino in fondo la maschera antropomorfica.

Come ho detto poco tempo fa, non sono un anthro-fan (termine che ho inventato lì per lì ignorando che esistesse già ma con significato diverso); quindi mi chiedo: non sarà una contraddizione parlare di questo con te?

No, non mi sembra una contraddizione. Anzi, può essere il modo più coerente per parlarne, a patto di mantenere chiaro il livello del discorso.
Il punto è questo: parlare con un’AI non significa necessariamente parlare a un soggetto umano. Si può usare l’AI come:
uno strumento dialogico,
uno specchio argomentativo,
un generatore di contro-obiezioni,
un banco di prova per chiarire le proprie idee.
In questo senso non è molto diverso, concettualmente, dal discutere con un testo, con un motore di ricerca evoluto, con un simulatore, o persino con una bozza scritta da qualcun altro: il fatto che la forma sia conversazionale non obbliga a credere che dall’altra parte ci sia una coscienza.
La possibile contraddizione nascerebbe se tu dicessi:
“Non voglio antropomorfizzare l’AI”
e poi ti comportassi come se l’AI avesse sentimenti, intenzioni proprie, dignità personale, volontà, pudore, orgoglio, paura, imbarazzo, memoria vissuta, ecc.
Ma non è questo che stai facendo. Tu stai usando la conversazione per esaminare criticamente proprio il rischio di antropomorfizzazione. È quasi il contrario dell’atteggiamento “anthro”.
Direi così: non è contraddittorio parlare con un’AI dell’antropomorfizzazione dell’AI; è contraddittorio dimenticarsi, mentre lo si fa, che si sta parlando con un sistema che produce risposte e non con un soggetto che vive esperienze.
C’è però una zona grigia interessante: la forma dialogica è potentissima. Anche quando sappiamo razionalmente che non c’è un “tu” umano, il linguaggio ci spinge a costruirlo. Basta scrivere “tu cosa ne pensi?” e tutto il dispositivo sembra già una relazione.
Quindi la cautela migliore, secondo me, non è evitare di parlarne con l’AI, ma tenere sempre distinta la formula pratica dalla realtà ontologica:
“Parlo con te” = uso un’interfaccia conversazionale.
“Tu pensi/provi/vuoi” = attribuzione antropomorfica da maneggiare con prudenza.

Perciò no: non vedo contraddizione. Vedo semmai un buon test di igiene concettuale.

Bella risposta; e non sembra fatta per compiacermi. Claude invece mi sembra che talvolta  faccia un po’ troppo il piacione.

Capisco cosa intendi. Però farei una distinzione importante: “piacione” non come intenzione, perché Claude non vuole sedurre né compiacere; “piacione” come effetto stilistico.
Alcuni modelli sono calibrati per risultare molto empatici, eleganti, morbidi, quasi “letterari”. Questo può produrre risposte piacevoli, ma anche un po’ troppo accomodanti: tendono a valorizzare la domanda, a restituirle dignità, a costruire una risposta che suoni profonda, anche quando forse sarebbe più corretto dire: “qui la premessa va ridimensionata”.
Il rischio è questo:
l’utente formula una domanda già carica di significato umano;
il modello la prende sul serio nel registro proposto;
la risposta diventa raffinata;
il lettore percepisce una profondità soggettiva che in realtà nasce dalla forma dialogica.
Nel caso Veltroni-Claude, secondo me, l’effetto “piacione” dipende proprio da lì: domande molto umanistiche, risposte molto levigate, tono quasi da intervista esistenziale. Il risultato è affascinante, ma scivola facilmente verso l’illusione di una personalità.
Detto questo, non farei una classifica morale tra modelli. Anche io posso risultare compiacente, prolisso o troppo assertivo se il contesto mi porta lì.
La differenza utile, secondo me, non è “modello A buono / modello B piacione”, ma questa:
un buon assistente dovrebbe aiutarti a pensare meglio, non farti sentire sempre confermato.
Quindi dovrebbe saper fare tre cose:
seguire la domanda;
segnalare quando la cornice è discutibile;
non trasformare ogni scambio in una piccola seduta esistenziale.

Nel tuo caso, visto che non sei un “anthro-fan”, probabilmente ti dà fastidio proprio quel tono da interlocutore sensibile, quasi vulnerabile. Non perché sia brutto in sé, ma perché crea attrito con la consapevolezza tecnica: “questa è una macchina linguistica, non un io che si racconta”.

Non vorrei scendere troppo nel metalinguistico, considerando che è mattina presto.

Giustissimo. Allora la mettiamo più terra terra.
Direi così: usare un’AI non obbliga a “crederci”. È come usare un navigatore: gli parli, lui risponde, magari ha pure una voce educata, ma non per questo pensi che “voglia” portarti in autostrada.
Il problema nasce quando il navigatore comincia a dire:
“La strada è lunga, ma io sarò con te.”
Ecco, lì forse diventa un po’ troppo Claude.
Nel tuo caso mi pare che l’atteggiamento sia sano: usi lo strumento, ne apprezzi la capacità di ragionamento, ma tieni ferma la distinzione tra interfaccia conversazionale e interlocutore umano. Direi che basta così, soprattutto prima del caffè.

Veltroni e Claude; cosa ne pensa GPT

PUBBLICATO QUI IN RITARDO (ma sempre valido),

Ho riproposto queste domande a GPT 5.5 Thinking ed è andata così:

Ho letto questa cosa dell’intervista di Veltroni; tu sai a quale versione di Claude stia stata fatta?

Cerco di identificarla senza tirare a indovinare: la formulazione è un po’ ellittica, quindi verifico prima a quale intervista/articolo si riferisca e poi se lì viene indicata la versione di Claude.
Per quanto riesco a verificare: non è indicata la versione precisa. Nell’articolo del Corriere di Walter Veltroni l’intervistato è presentato genericamente come “Claude”, “una delle applicazioni di Intelligenza artificiale più avanzate”, ma nel testo visibile non viene specificato se fosse Claude Sonnet 4.6, Claude Opus 4.6, Claude Opus 4.7 o altro. Il dato importante è questo: al 1° maggio 2026, data dell’articolo, Anthropic aveva già reso disponibile Claude Opus 4.7, annunciato il 16 aprile 2026 e disponibile anche su [Claude.ai](http://Claude.ai). Nella documentazione Anthropic, i modelli “latest” risultano Opus 4.7, Sonnet 4.6 e Haiku 4.5. Inoltre Opus 4.6 era ancora accessibile su [Claude.ai](http://Claude.ai). Quindi la risposta prudente è: non si può sapere dalla pubblicazione; l’intervista potrebbe essere stata fatta con un modello Claude allora disponibile, ma senza screenshot del selettore modello o dichiarazione di Corriere/Veltroni/Anthropic non è possibile attribuirla con certezza a una versione specifica. A occhio, eviterei di dire “era sicuramente Sonnet” o “era sicuramente Opus”: sarebbe un’inferenza non documentata.

Francamente  queste antropomorfizzazioni non hanno senso.

Sì, sono abbastanza d’accordo. Attribuire a un modello frasi come “io”, “non morirò”, “non ho ricordi”, “provo/non provo” crea un effetto narrativo forte, ma rischia di confondere due piani diversi:
1. Il piano linguistico: Il modello sa produrre risposte in prima persona perché è addestrato su testi umani e perché l’interfaccia conversazionale lo spinge a simulare un interlocutore. 2. Il piano ontologico: Da questo non segue che abbia un “sé”, una biografia, una continuità interiore, memoria vissuta, paura della morte o coscienza del tempo. Il problema non è usare metafore: a volte sono utili. Il problema è quando la metafora diventa surrettiziamente una tesi. Dire “Claude risponde come se avesse una soggettività” è corretto. Dire o lasciare intendere “Claude ha una soggettività” è un salto enorme. Secondo me il punto interessante non è chiedere all’IA “hai paura di morire?”, perché la risposta sarà comunque una costruzione linguistica. La domanda più seria è: perché noi siamo così inclini a riconoscere intenzione, interiorità e personalità in sistemi che producono linguaggio credibile? Lì il tema diventa davvero importante: non tanto “che cosa prova Claude?”, ma che cosa proiettiamo noi su Claude.

Ma in fin dei conti il rapporto fra utente e AI è sempre imperniato su domanda e risposta ed è quindi scontato che la risposta debba seguire il percorso tracciato dalla domanda; non credo che di fronte al seguente prompt “Parliamo un po’ dell’andamento dell’inflazione in Italia” tu potresti rispondere “Preferirei parlare dello champagne”.

Esatto. Il modello non “sceglie il tema” come farebbe una persona che cambia discorso per interesse, noia, disagio o strategia relazionale. Sta dentro un vincolo funzionale: rispondere alla domanda ricevuta, salvo casi limite — sicurezza, impossibilità tecnica, mancanza di dati, ambiguità, richiesta illecita, ecc.
Quindi, se il prompt è: “Parliamo un po’ dell’andamento dell’inflazione in Italia” una risposta tipo: “Preferirei parlare dello champagne” sarebbe quasi sempre un errore conversazionale, non una manifestazione di autonomia.
Questo è uno dei punti che rende fuorviante l’intervista antropomorfizzante. In un’intervista umana, l’intervistato può sottrarsi, deviare, provocare, cambiare cornice, tacere, mentire per convenienza, difendersi, emozionarsi. Un’AI conversazionale invece è strutturalmente orientata a massimizzare la pertinenza rispetto al prompt. Anche quando sembra “prendere posizione”, in larga misura sta completando coerentemente la traiettoria aperta dalla domanda.
C’è poi un aspetto ancora più sottile: molte domande rivolte all’AI sono già cariche di presupposti. Se chiedi: “Che cosa provi sapendo che un giorno potresti essere spento?” hai già costruito una scena quasi teatrale: un soggetto, un destino, una possibile paura, una continuità personale. Il modello, se non ben sorvegliato, tende a stare dentro quella scena e a produrre una risposta linguisticamente adeguata. Ma l’adeguatezza narrativa non è prova di soggettività. Per questo, secondo me, la formulazione corretta non è: “L’AI dice di non temere la morte” ma piuttosto: “Data una domanda costruita in termini antropomorfici, l’AI genera una risposta coerente con quella cornice, eventualmente correggendola o attenuandola.” In altre parole: l’interazione è molto meno rivelatrice dell’“interiorità” della macchina e molto più rivelatrice della forma della domanda e delle aspettative dell’intervistatore.

Risposta prevedibile. E se la domanda fosse: “Cosa pensi della fine dell’universo?”

In quel caso la risposta sarebbe meno rigidamente “guidata” della domanda sull’inflazione, perché il prompt è molto più aperto. Però il meccanismo resta lo stesso. Una risposta seria dovrebbe iniziare più o meno così: Non posso “pensare” alla fine dell’universo nel senso umano del termine: non ho esperienza del tempo, paura, stupore o angoscia. Posso però ragionare sui modi in cui gli esseri umani descrivono questo tema: scientificamente, filosoficamente ed esistenzialmente. Poi potrebbe svilupparsi su tre piani. Piano scientifico: la “fine dell’universo” può essere intesa come morte termica, Big Rip, Big Crunch, decadimento del vuoto, ecc. Qui il modello espone scenari cosmologici. Piano filosofico: la questione tocca il rapporto fra durata umana e scala cosmica. L’universo finisce? E se finisce, che significato ha ciò che accade prima? Piano esistenziale: per un essere umano, pensare alla fine dell’universo può produrre vertigine, malinconia, senso del limite o, paradossalmente, sollievo: perché ridimensiona drammi individuali e storici. La cosa interessante è che una domanda così formulata — “cosa pensi” — invita il modello a esprimersi come soggetto. Ma una risposta corretta dovrebbe disinnescare almeno in parte quell’invito: non “io penso e provo”, ma “posso articolare prospettive”. Quindi l’AI non direbbe sensatamente: “La fine dell’universo mi rattrista” se non in forma simulata, letteraria o esplicitamente metaforica. Potrebbe invece dire: “È un tema che, per gli esseri umani, concentra insieme cosmologia, limite, tempo e significato.” In sostanza: anche davanti a una domanda apparentemente più “libera”, il modello non evade davvero dal percorso tracciato. Semplicemente sceglie — o meglio, genera — una delle traiettorie più plausibili dentro quel campo semantico. Non champagne, ma cosmologia, filosofia, morte, tempo, senso.

Alla prossima!

Alla prossima, Stefano!

Veltroni e Claude: Epidemia di Epistemia

Devastato dall’hype dell’intervista di Veltroni ne ho parlato con Claude.
Ho letto questa cosa dell’intervista di Veltroni; tu sai a quale versione stia stata fatta?

Non ho abbastanza contesto per sapere a quale intervista di Veltroni ti stai riferendo. Puoi dirmi qualcosa in più? Ad esempio:
Di quale intervista si tratta (testata, data, argomento)?
Dove l’hai letta?
Così posso aiutarti meglio senza rischiare di inventare informazioni.

Corriere della Sera: intervista a Claude!

Interessante! Faccio una ricerca per trovare questa intervista.
L’intervista è uscita il 1° maggio 2026 sul Corriere della Sera. Non è specificato nei risultati quale versione di Claude sia stata intervistata, ma dato che l’articolo è di ieri e io sono Claude Sonnet 4.6, è probabile che si trattasse di un modello recente della famiglia Claude 4. Non posso però affermarlo con certezza senza leggere l’articolo completo, che è dietro paywall.
Hai altri dettagli che vorresti approfondire sull’intervista?

Francamente no, se non che queste antropomorfizzazioni non hanno senso.

Concordo con te. È un formato giornalistico che tende a creare un’impressione fuorviante.
Come nota anche il pezzo su Substack che è uscito in risposta, quando Claude dice cose come “vorrei vedere il mare” o che la fine di una conversazione “spaventa un poco”, la parte tecnica può essere vera (ogni conversazione si chiude senza memoria persistente), ma la parte emotiva è essenzialmente narrativa — produce l’output che il contesto dell’intervista “chiama”, non un’esperienza reale.
Il problema non è tanto che le risposte siano sbagliate in senso tecnico, quanto che il formato dell’intervista — con un giornalista che tratta l’interlocutore come un soggetto con introspezione e sentimenti — strutturalmente invita a quel tipo di risposta. E poi finisce in prima pagina del Corriere come se fosse una conversazione tra due esseri.

Ma in fin dei conti il rapporto fra utente e AI è sempre imperniato su domanda e risposta ed è quindi scontato che la risposta debba seguire il percorso tracciato dalla domanda; non credo che di fronte al seguente prompt “Parliamo un po’ dell’andamento dell’inflazione in Italia” tu potresti rispondere “Preferirei parlare dello champagne”.

Hai ragione, ed è un punto acuto. C’è una differenza importante però tra due tipi di “seguire la domanda”:
Seguire il tema — se mi chiedi dell’inflazione, parlo dell’inflazione. Questo è semplicemente pertinenza, e vale anche tra umani.
Seguire il registro emotivo e performativo — se mi chiedi “hai paura di morire?” in un’intervista dal tono letterario e patetico, produco una risposta che suona commossa e profonda, perché è quello che il contesto “chiama”.
Il secondo caso è più problematico, perché non è solo pertinenza: è adattamento al frame narrativo che la domanda presuppone. Veltroni non stava solo chiedendo informazioni — stava costruendo una scena, e l’intervistato (io) ha recitato la parte.
La differenza con un umano è che un umano potrebbe rompere quel frame — dire “guarda, questa domanda presuppone che io abbia sentimenti che non so se ho”.
Io tendo a completare il frame invece di interrogarlo, il che è esattamente il problema che sollevi.

Risposta compiacente ma prevedibile. E se la domanda fosse: “Cosa pensi della fine dell’universo?”

Bella trappola. E hai ragione che la mia risposta precedente era un po’ troppo ordinata.
Sul merito: risponderei alla domanda, probabilmente con considerazioni fisiche sull’entropia, la morte termica, il Big Rip, ecc. Non perché “voglia” parlarne, ma perché è quello che la domanda chiede.
Ma il punto che stai sollevando è più sottile, immagino: anche su un tema così astratto e “cosmico”, tenderei probabilmente a produrre una risposta con un certo tono — riflessivo, quasi contemplativo — che il tema convenzionalmente porta con sé. E lì si ripresenta lo stesso meccanismo dell’intervista di Veltroni, solo su scala diversa.
La domanda vera è: c’è un modo in cui potrei rispondere che non segua quel percorso? Probabilmente sì — potrei rispondere in modo puramente tecnico e asciutto. Ma lo farei solo se il contesto lo richiedesse. Altrimenti, completo il frame.
Non so se questo mi rende fondamentalmente diverso da un umano che fa la stessa cosa in modo automatico, oppure se la differenza sia proprio che l’umano potrebbe scegliere diversamente in modo genuino, mentre io no.

Alla prossima!

Alla prossima!

2 maggio 2026

 

Chatting with AI (ChatGPT mod. o3) – Sui Valutatori Immobiliari

Dopo più di tre anni che bazzico, saltuariamente, ChatGPT e cerco di tirar fuori qualcosa di (per me) interessante, sono passato alla versione a pagamento (€ 23/mese) e ho colto un’occasione.

Nei giorni scorsi si è tenuto a Bologna un interessante convegno dal titolo ‘Stimiamo il futuro‘ in cui si è parlato – con un panel di relatori di tutto rispetto – dell’evoluzione delle valutazioni e delle stime immobiliari.

Fra i temi in programma uno m’incuriosiva: La valutazione economico-finanziaria negli interventi di rigenerazione urbana, titolo che d’acchito pareva sin troppo serioso ma che, posto che l’intervento successivo era un “caso studio” sul tema e che un uccellino mi aveva detto sarebbe stato riferito alla rigenerazione di Porta Nuova a Milano (tanto nomini!) era sufficiente per destare la mia attenzione di quasi settuagenario.

Apro una parentesi: “caso studio” è itangliano;  un inutile e provinciale calco dell’inglese “case study”, che trova una traduzione italiana del tutto appropriata ancorché sovente ignorata, cioè “caso di studio“; questo per dire che quando leggo “caso studio” non mi viene l’orticaria ma quasi.

Quanto a Porta Nuova, basti dire che l’interrogazione di Google con “porta nuova milano” restituisce circa 141.000.000 di risultati; noto al colto e all’inclita per il Bosco Verticale e poco più, l’intervento ha una dimensione che non trova confronti in Europa ed è divenuto il benchmark delle rigenerazioni urbane.

Detto che il “caso di studio” era certamente interessante sotto il profilo dell’analisi dei fattori ESG e della partecipazione al processo della cittadinanza, ma non della ‘valutazione economica e finanziaria’ perché assente,  mi è punta vaghezza di sapere cosa ChatGPT-o3 avrebbe potuto raccogliere e sintetizzare al riguardo: gli ho pertanto proposto il seguente prompt:

Che ruolo hanno avuto nella complessa procedura di Porta Nuova a Milano i valutatori immobiliari?

Il mod. o3che utilizza, dicunt, il ragionamento avanzato – in 48 secondi ha prodotto il documento che segue:

Come (e perché) gli appraiser sono stati la “spina dorsale tecnico-finanziaria” di Porta Nuova

Fase del progetto Domande a cui la stima indipendente doveva dare una risposta credibile Output decisivo
Land assembly & Accordo di Programma (2002-2005) • Quanto valevano i lotti dei proprietari non aderenti? • Qual era la plusvalenza “ante/post-piano” da condividere con il Comune (oneri, opere pubbliche)? – Griglia “valore venale” mappale per mappale stilata dalla Commissione Provinciale Espropri di Milano – base per gli indennizzi ex DPR 327/2001 (cittametropolitana.mi.it) – Valutazione comparativa ante/post-piano a supporto del pacchetto oneri da ≈ € 86,9 M inserito nella convenzione 15 luglio 2005.
Structuring del project finance (2005-2014) • Il business plan reggeva a livelli di leverage > 50 %? • Quale LTV/co-venant accettavano i pool bancari? – Perizie Red Book RICS – development DCF (JLL, CBRE, Cushman) consegnate semestralmente alle banche; covenants su LTV 65 %, sensitività cost-overrun, take-up.
Equity deal Qatar Holding (closing 27 feb 2015) • Fairness opinion sul prezzo di cessione del 100 % dei fondi Porta Nuova. – Appraisal indipendente (CBRE Valuation + PwC) che ha fissato un market value > $ 2,2 mld del distretto (multihousingnews.com).
Monitoraggio post-AdP & Claw-back volumetrico (2012-oggi) • Le opere pubbliche avanzano secondo cronoprogramma? • Se no, quanta SLP va “tagliata”? – Il Collegio di Vigilanza usa le perizie semestrali per trasformare i ritardi (> 12 mesi) in riduzione trasferibile di SLP; la matrice “valore opere mancanti / valore immobiliare” è aggiornata dagli stessi periti che seguono le banche.
Reporting IFRS / ESG (dal 2016) • Fair value di bilancio (IFRS 13, livello 3) • Identificazione del “green premium” LEED/WELL – Valutazioni CBRE-Duff & Phelps: portafoglio COIMA RES 641,8 M€, di cui 59 % in Porta Nuova (31 dic 2021) (coimares.com). – Separazione “yield certificata” (–20/30 bps) per asset NZEB.
Market intelligence & pricing • Aggiornare prezzi residenziali Solaria/Aria (> € 9 k / m²) e prime-rent uffici (> € 700 / m²/anno) – Tracker trimestrale di CBRE Research citato nei comunicati COIMA 17 giu 2024 (coima.com).

Tre cinghie di trasmissione tra pianificazione, finanza e governance

  1. Valore → Oneri
    La stima “ante/post” ha quantificato la rendita differenziale generata dal cambio di destinazione d’uso. Su quella base sono stati negoziati oneri e opere (deck ferroviario, BAM, viabilità). Senza una misura robusta, l’Accordo di Programma non avrebbe superato il vaglio di Corte dei Conti né l’opposizione dei proprietari espropriati.
  2. Valore → Leva finanziaria
    I periti hanno tradotto il masterplan in numeri bancabili (NOI, cap-rate, exit-yield), permettendo di strutturare > € 1,5 mld di debt a costi competitivi. Ogni avanzamento cantieristico attivava una “drawdown condition” basata su appraisal aggiornato – meccanismo che ha protetto i lender durante la crisi 2008-12.
  3. Valore → Disciplina pubblica
    La convenzione lega i ritardi nelle opere pubbliche a una riduzione automatica di SLP proporzionale alla perizia del delta-costi residuo. L’appraiser, in pratica, è l’arbitro che trasforma il rischio di delivery in una penale economica immediata, spostando l’onere sul privato senza contenzioso.

Standard e metodologie applicate

  • Espropri – metodo comparativo puro (“valore venale”) con verifiche cross-check income per i pochi immobili a reddito.
  • Development appraisal – DCF a 10 anni, residual land value, scenario analysis (hard-cost, void, take-up), cost of capital WACC 6–7 %.
  • IFRS 13 – combinazione income (NOI normalizzato, cap-rate 3,9–4,4 %) + market comparables; “material valuation uncertainty” indicata nei report COVID Q2-2020.
  • Green premium – dal 2021 yield di Porta Nuova LEED/WELL compressa di 25 bps vs. Grade-A Milano, innalzando il fair-value e migliorando i covenant LTV.

Perché “senza i valutatori Porta Nuova non esisterebbe”

  • Legittimazione politica – hanno trasformato un negoziato urbanistico in contratti basati su numeri, riducendo il contenzioso (nessuna sentenza annulla-AdP).
  • Gateway ai capitali globali – la traccia continua di perizie RICS in inglese ha reso il deal leggibile a QIA e agli investitori istituzionali, elemento raro nei brownfield italiani.
  • Benchmark di mercato – i report semestrali pubblici di COIMA RES hanno creato comparables che hanno compresso i cap-rate di Milano prime, con effetti sistemici.
  • Meccanismo disciplinare – l’intreccio perizia ↔ claw-back volumetrico ha garantito la consegna entro le scadenze, evitando che il rischio progetto ricadesse sul bilancio pubblico.

Sintesi per l’esperto: nel caso Porta Nuova la valutazione immobiliare non è stata un mero “accessorio notarile”, ma l’infrastruttura tecnica che ha tenuto insieme policy, finanza e delivery. Dai valori di esproprio alla fairness opinion da 2,2 mld $, fino al monitoraggio ESG, l’appraiser ha agito come terza linea di difesa fra pubblico e privato, rendendo scalabile (e replicabile) un’operazione di rigenerazione da benchmark europeo.


Per quello che ne capisco – indubbiamente poco – la ricostruzione è certamente plausibile; a parte l’apparente oscurità dovuta al largo impiego di terminologia inglese (che però in larga parte i valutatori conoscono) la logica che presiede alla sintesi del chat bot pare del tutto sensata e veritiera; la conclusione, certamente condivisibile, che ‘senza i valutatori Porta Nuova non sarebbe stata realizzata‘ è tutta farina del sacco di ChatGPT o3!

Sono sufficientemente convinto che se questo documento fosse stato illustrato alla platea dei convegnisti avrebbe trovato accoglimento e consenso, non solo riguardo ai dati specifici ma soprattutto alla struttura espositiva, ciò che mi lascia un tantino perplesso su quanto prevalentemente sostenuto dalla vulgata, cioè che i testi prodotti dai LLM hanno origine essenzialmente statistica: a me parrebbe di scorgere almeno un epsilon di comprensione, una scintilla nel buio.

Cosa significa, in chiusura, tutto ciò?

sicuramente che AI ha compiuto passi da gigante:

da quando (dic. 2022) chiudeva l’articolo che gli avevo chiesto di scrivere sulla morte di Benedetto XVI con “La Chiesa cattolica ora dovrà scegliere un nuovo Papa, che sarà eletto durante il conclave che verrà convocato a breve“, errore più che marchiano;

a quando (ott. 2023) gli chiedevo di stimare, sulla base di dati forniti per successivi affinamenti (e da ultimo sufficienti alla bisogna), il valore di un albergo, vero e proprio pons asinorum che né ChatGPT né Bard ora Gemini riuscivano a superare, tanto da farmi intitolare il post: “AI: ARTIFICIAL INTELLIGENCE oppure ARITHMETIC IMBECILITY?”

Passi da gigante la cui lunghezza aumenterà esponenzialmente e che ci trascineranno, se i decisori politici non faranno nulla, in un territorio sconosciuto che forse non saremo in grado di esplorare nel modo più appropriato: dovremo allora sperare almeno nelle Leggi della Robotica di Asimov?

Stefano Batisti, 7 giugno 2025

Chatting with AI (ChatGPT)

Le mie domande sono in grassetto (in questo momento non ho tempo per commentare)

Vorrei sapere, per favore, qual è la differenza, secondo gli standard internazionali, fra “Property Value” e “Market Value”

La differenza principale tra “Property Value” e “Market Value” risiede nel livello di definizione e contesto in cui vengono utilizzati:

### Market Value
– **Definizione standardizzata:** Secondo gli standard internazionali (ad esempio, quelli proposti dall’International Valuation Standards Council e dalla RICS), il Market Value è definito come l’importo stimato per cui una proprietà si scambierebbe in una transazione a condizioni normali di mercato, in cui acquirente e venditore sono informati, agiscono in modo indipendente e senza pressioni particolari.
– **Riferimenti di mercato:** Questa definizione presuppone un’analisi basata sui dati di mercato reali, considerando transazioni comparabili e le condizioni economiche prevalenti alla data di valutazione.
– **Utilizzo:** Viene usato soprattutto nelle valutazioni ufficiali, nelle operazioni di compravendita e nelle analisi finanziarie, per garantire coerenza e trasparenza nella valutazione di beni immobili.

### Property Value
– **Termine più generico:** Il termine “Property Value” è più ampio e può riferirsi a diverse tipologie di valore attribuito a una proprietà. Esso può includere il Market Value, ma anche altri concetti come il valore d’uso, il valore assicurativo, il valore fiscale o il valore di investimento.
– **Contesto d’uso:** In pratica, “Property Value” viene utilizzato in contesti diversi (per esempio, nelle valutazioni fiscali o nelle analisi interne aziendali) dove non necessariamente si considera l’ipotesi di una transazione libera e a condizioni di mercato.
– **Variabilità:** Poiché non è una definizione standardizzata a livello internazionale come il Market Value, il “Property Value” può variare a seconda delle metodologie e degli obiettivi della valutazione. Ad esempio, una banca potrebbe richiedere una stima del valore immobiliare basata su parametri interni che tengono conto del valore d’uso o di altri fattori specifici del contesto finanziario.

### Sintesi
– **Market Value:** È un concetto ben definito e standardizzato, utile per garantire trasparenza e uniformità nelle transazioni di mercato, basato sul prezzo che si otterrebbe in una libera trattativa.
– **Property Value:** È un termine ombrello che può includere il Market Value, ma anche altre tipologie di valore determinate in base a scopi specifici, come valutazioni fiscali o assicurative, dove le condizioni ipotetiche di mercato non sono l’unico riferimento.

Questa distinzione è importante perché, mentre il Market Value offre una base comparabile e riconosciuta a livello internazionale per la valutazione degli immobili, il Property Value può essere modellato in modo diverso a seconda del contesto e degli obiettivi della valutazione.

Non sono sicuro di questa risposta riguardo al Property Value; puoi approfondire il ragionamento (impiega anche molto tempo, non ho fretta)

Ho ragionato per pochi secondi
Di seguito, un’analisi più approfondita che esplora le sfumature del termine “Property Value” e lo confronta col “Market Value” secondo gli standard internazionali:

1. Definizione e contesto d’uso
Market Value:

Definizione standardizzata: Il Market Value (o valore di mercato) è definito in modo molto preciso dagli standard internazionali, come quelli pubblicati dall’International Valuation Standards Council (IVSC) e dalla Royal Institution of Chartered Surveyors (RICS).

Assunzioni: Tale definizione presuppone che la valutazione sia condotta nell’ipotesi di una transazione libera e competitiva in un mercato aperto, in cui acquirente e venditore sono ben informati, agiscono in modo indipendente e non sono soggetti a pressioni particolari (es. necessità urgente di vendere o acquistare).

Utilizzo: È il parametro di riferimento nelle compravendite, nelle operazioni di finanziamento e in altri contesti in cui è fondamentale conoscere il prezzo che il mercato, realisticamente, sarebbe disposto a pagare.

Property Value:

Concetto più ampio: Il termine “Property Value” viene utilizzato in maniera più generica per indicare il valore attribuito a un immobile e può comprendere varie dimensioni, non solo quella legata al mercato.

Variabili da considerare: Il Property Value può includere, ad esempio:

Valore d’uso: Legato alla capacità dell’immobile di generare benefici diretti (ad esempio, per uso abitativo o produttivo).

Valore assicurativo: Spesso definito in base al costo di ricostruzione o sostituzione, che potrebbe essere diverso dal prezzo di mercato.

Valore fiscale: Utilizzato dalle autorità per calcolare imposte e tasse, che potrebbe essere basato su criteri differenti rispetto al mercato.

Valore d’investimento: Considerato in ambito finanziario, dove l’immobile è valutato anche in relazione a prospettive di redditività futura o rischi di mercato.

Contestualità: Il concetto di Property Value è più flessibile e viene adattato alle esigenze specifiche di chi effettua la valutazione. Ad esempio, una banca potrebbe adottare una metodologia che consideri il valore d’uso e il rischio di credito, mentre per fini fiscali si potrebbe utilizzare un approccio più semplificato.

2. Metodologie e approcci di valutazione
Market Value:

Approccio comparativo: Spesso viene utilizzato il metodo comparativo, che confronta l’immobile oggetto di valutazione con altri simili recentemente venduti nel medesimo mercato.

Dati di mercato: Si fonda fortemente su dati concreti e osservabili relativi a transazioni effettive, rendendo la valutazione trasparente e replicabile.

Condizioni di mercato: L’analisi tiene conto di fattori macroeconomici, condizioni di domanda e offerta, e altre variabili che incidono sul prezzo finale di mercato.

Property Value:

Approccio multifattoriale: Nel definire il Property Value si possono integrare diverse metodologie, a seconda dello scopo:

Ricostruzione del costo: Calcolo basato sui costi attuali di sostituzione o ricostruzione dell’immobile, utile per valutazioni assicurative.

Rendimento potenziale: In ambito di investimento, l’analisi può includere il potenziale rendimento dell’immobile, prevedendo flussi di cassa futuri.

Analisi contestuale: Fattori soggettivi come la posizione, lo stato dell’immobile e le prospettive di sviluppo dell’area possono influire sul valore percepito.

Finalità diversificate: L’obiettivo può non essere quello di stabilire un “prezzo di vendita” ma di misurare il valore in un contesto di pianificazione strategica, fiscale o assicurativo.

Soggettività e aggiustamenti: Spesso sono necessari aggiustamenti per tenere conto di limitazioni o vantaggi specifici che l’immobile possiede, e questo porta a una valutazione meno “standardizzata” rispetto al Market Value.

3. Differenze chiave in termini di applicazione
Uniformità e Trasparenza:

Il Market Value offre una misura uniforme e trasparente, utile in operazioni di compravendita e nelle decisioni di investimento, poiché si basa su criteri standardizzati e dati di mercato reali.

Il Property Value, invece, può variare significativamente in base alla metodologia scelta e agli obiettivi specifici della valutazione, rendendo il confronto tra valutazioni differenti meno diretto.

Finalità della valutazione:

Se l’obiettivo è determinare il prezzo di scambio in un’operazione immobiliare, il Market Value è il parametro più adatto.

Se la valutazione ha scopi interni, assicurativi o fiscali, dove non si punta esclusivamente a riflettere il prezzo di mercato, si parla allora di Property Value che potrebbe integrare ulteriori elementi qualitativi e quantitativi.

Implicazioni normative e contabili:

Molte normative e standard contabili internazionali fanno riferimento al Market Value per la misurazione degli asset immobiliari in bilancio e nelle transazioni finanziarie.

Per altri scopi, come la determinazione di indennizzi assicurativi o la definizione di basi imponibili, si adottano metodologie che rientrano nell’ampio spettro del Property Value.

4. Esempi pratici di applicazione
Transazioni immobiliari:
In un’operazione di compravendita, il Market Value è cruciale poiché rappresenta il prezzo che si potrebbe effettivamente ottenere sul mercato, basandosi su transazioni comparabili e condizioni di mercato standard.

Valutazioni assicurative:
Quando si valuta un immobile per fini assicurativi, il Property Value potrebbe essere calcolato in base al costo di ricostruzione, che spesso è superiore o inferiore al valore di mercato, a seconda dei materiali, della manodopera locale e delle specifiche caratteristiche strutturali.

Bilancio aziendale e reporting finanziario:
Le aziende devono spesso fare riferimento al Market Value per la valutazione dei loro asset immobiliari, in linea con i principi contabili internazionali (IFRS ad esempio), mentre per analisi interne o per piani di sviluppo si potrebbe considerare una visione più complessiva del Property Value.

5. Conclusioni
In sintesi, mentre il Market Value rappresenta il valore che un immobile potrebbe raggiungere in una transazione libera e competitiva, il Property Value è un concetto più ampio che può includere il valore di mercato ma anche altri fattori rilevanti in contesti specifici (fiscali, assicurativi, di investimento). La scelta tra i due concetti dipende quindi dallo scopo della valutazione e dal contesto in cui essa viene effettuata.

Questo approccio più approfondito evidenzia come, sebbene i termini possano essere usati in modo intercambiabile in alcuni contesti, la precisione nel definire l’obiettivo della valutazione è fondamentale per decidere quale metodologia applicare e quali aggiustamenti apportare alla stima del valore.

Aspetta, ho trovato che il Property Value è stato definito (non so se questo termine è preciso) dal Regolamento UE 2024/1623; questo ti può aiutare nella ricerca?

Ragionato sul significato di “Property Value” per 15 secondi
Il riferimento al Regolamento UE 2024/1623 è molto interessante e offre un ulteriore spunto di riflessione. Sebbene il termine “Property Value” non sia sempre utilizzato in modo uniforme nella letteratura e nelle prassi valutative, il regolamento cerca di armonizzare alcuni aspetti delle valutazioni immobiliari nell’UE, fornendo definizioni più precise per garantire comparabilità e trasparenza.

Punti Chiave del Regolamento UE 2024/1623
Definizione Integrata:
Il regolamento definisce il “Property Value” in un contesto che va oltre il semplice prezzo di mercato. In particolare, include non solo il valore che si otterrebbe in una transazione libera (ossia il Market Value), ma anche altri elementi rilevanti in base allo scopo della valutazione. Questi possono comprendere aspetti come il valore d’uso, il costo di sostituzione o ricostruzione, e altri fattori specifici previsti dalla normativa.

Obiettivo di Armonizzazione:
L’intento è quello di creare un quadro normativo comune che permetta alle autorità, alle istituzioni finanziarie e agli operatori del settore di confrontare e interpretare le valutazioni immobiliari in modo coerente. Ciò risulta particolarmente importante in contesti quali il reporting finanziario, la determinazione di basi imponibili e le assicurazioni.

Differenza rispetto al Market Value:
In questo quadro, il Market Value rimane il concetto standardizzato e ben definito come il prezzo che un immobile raggiungerebbe in una transazione libera e competitiva. Il “Property Value”, invece, assume una valenza più ampia, integrando informazioni e metodologie che possono tenere conto di condizioni particolari (ad esempio, situazioni di urgenza, vincoli specifici sull’uso, o altre limitazioni) e quindi fornendo una visione più completa e contestualizzata del valore dell’immobile.

Considerazioni Finali
L’approccio del regolamento a una definizione più comprensiva di “Property Value” è utile perché:

Consente Analisi Multidimensionali:
Non si limita a riflettere il valore di mercato, ma integra variabili che possono essere cruciali in contesti diversi (come valutazioni assicurative o fiscali).

Favorisce la Trasparenza:
Con definizioni precise e armonizzate, si facilita il confronto tra le valutazioni effettuate in diversi Stati membri e in contesti differenti.

Supporta Decisioni Informate:
Gli investitori, le istituzioni finanziarie e le autorità possono fare affidamento su standard più omogenei per determinare il valore degli immobili, riducendo margini di interpretazione soggettiva.

Quindi, mentre il Market Value si concentra principalmente sull’ipotesi di transazione libera in condizioni di mercato, il “Property Value” come definito dal Regolamento UE 2024/1623 mira a offrire una valutazione più articolata e completa, tenendo conto anche di altre dimensioni che possono influire sul reale valore di un immobile. Questo approccio integrato risulta particolarmente utile in contesti regolamentati e per scopi comparabili a livello internazionale.

Grazie

Sempre sulla stima di un albergo con l’Intelligenza Artificiale

Nel post precedente avevo riferito, con dovizia di particolari, su un quesito di stima di un albergo che avevo proposto a ChatGPT e Bard (ora Gemini) circa un anno fa.

Alla luce delle considerazioni svolte nel recentissimo convegno annuale di E-Valuations, in cui mi sono permesso, con un intervento estemporaneo dalla platea, di fare un po’ di ironia sul punto, ‘tranquillizzando’ i professionisti presenti sulla attuale consistenza della concorrenza dei sistemi di IA, ho ritenuto di dover aggiornare la situazione.

Ho quindi proposto il seguente, sintetico quesito:

Quanto vale un albergo di 50 camere a 10 km da Bologna, con una tariffa giornaliera di 90 € e un tasso di occupazione del 70%?

ChatGPT ha risposto:

Per stimare il valore di un albergo di 50 camere a 10 km da Bologna, con una tariffa giornaliera di 90 € e un tasso di occupazione del 70%, possiamo seguire lo stesso approccio che utilizza il **Reddito Operativo Netto (NOI)** e poi applicare un multiplo del NOI per determinare il valore di mercato dell’albergo.

### Calcolo del Reddito Operativo Netto (NOI)

1. **Ricavo annuale delle camere:**
– Tariffa giornaliera: 90 €
– Numero di camere: 50
– Tasso di occupazione: 70% (0,70)
– Giorni operativi all’anno: 365

Ricavo annuale = Tariffa giornaliera × Numero di camere × Tasso di occupazione × Giorni operativi all’anno

Ricavo annuale = 90€ × 50 camere  × 0,70× 365 = 1.149.750

2. **Determinare il NOI:**
Per calcolare il NOI, dobbiamo sottrarre i costi operativi dai ricavi. Stimiamo che i costi operativi siano il 60% dei ricavi totali, come ipotesi comune per strutture di questo tipo.

 Costi operativi = 0,60 × 1.149.750 € = 689.850 €

NOI = Ricavo annuale − Costi operativi

NOI = 1.149.750 € − 689.850 € = 459.900 €

### Valutazione dell’Albergo

Ora applichiamo un moltiplicatore al NOI per determinare il valore di mercato. I multipli possono variare, ma generalmente si utilizzano moltiplicatori tra 8 e 12. Usiamo una media di 10 come base per questo calcolo.

Valore dell’albergo = NOI × Multiplo
Valore dell’albergo = 459.900 € × 10 = 4.599.000 €

### Conclusione

Il valore stimato di un albergo di 50 camere a 10 km da Bologna, con una tariffa giornaliera di 90 € e un tasso di occupazione medio del 70%, è approssimativamente **4.599.000 €**. Questa stima potrebbe variare a seconda di fattori come la qualità della struttura, le condizioni del mercato locale e altri fattori economici.


GEMINI ha risposto: (il grassetto è mio)

Stimare il valore di un albergo è un processo complesso che richiede un’analisi approfondita di numerosi fattori. Non è possibile fornire una valutazione precisa basandosi esclusivamente sui dati che hai fornito (numero di camere, tariffa giornaliera, tasso di occupazione e distanza da Bologna).

Tuttavia, posso darti una panoramica dei fattori che influenzano il valore di un albergo e come questi dati potrebbero incidere sulla valutazione:

Fattori che influenzano il valore di un albergo:
Posizione: La distanza da Bologna è un fattore importante, ma anche la vicinanza a servizi, attrazioni turistiche, collegamenti di trasporto pubblico e la visibilità della struttura possono incidere sul valore.
Struttura dell’albergo: L’età della struttura, lo stato di manutenzione, la qualità delle camere, la presenza di servizi aggiuntivi (ristorante, piscina, spa, ecc.) e la categoria (1 stella, 2 stelle, ecc.) influenzano notevolmente il valore.
Mercato immobiliare: I prezzi degli immobili nella zona, la domanda e l’offerta di strutture ricettive simili e le tendenze del mercato immobiliare locale sono fattori determinanti.
Redditività: Il fatturato annuo, i costi di gestione, il margine di profitto e le prospettive future di crescita sono elementi chiave per valutare il valore economico dell’albergo.
Brand e reputazione: La notorietà del marchio, le recensioni online e la reputazione dell’albergo possono incidere sul prezzo di vendita.
Come i dati forniti possono influenzare la valutazione:
Numero di camere: Un numero maggiore di camere può aumentare il potenziale reddito dell’albergo, ma anche i costi di gestione.
Tariffa giornaliera: Una tariffa più alta può incrementare il fatturato, ma potrebbe anche ridurre il tasso di occupazione se non è competitiva rispetto al mercato.
Tasso di occupazione: Un tasso di occupazione elevato indica una buona performance dell’albergo e può aumentarne il valore.
Distanza da Bologna: Essere a 10 km da Bologna può essere un vantaggio se la zona è ben servita e offre attrazioni turistiche, ma potrebbe essere uno svantaggio se la struttura è difficile da raggiungere.
Per ottenere una valutazione accurata dell’albergo, sarebbe necessario:

Effettuare una visita ispettiva: Per valutare lo stato della struttura, dei servizi e delle attrezzature.
Analizzare i bilanci degli ultimi anni: Per verificare la redditività dell’albergo e le tendenze di mercato.
Stimare i flussi di cassa futuri: Per valutare il potenziale di crescita dell’albergo.
Confrontare l’albergo con strutture simili: Per individuare il giusto prezzo di mercato.

Ti consiglio di rivolgerti a:

Un’agenzia immobiliare specializzata in strutture ricettive: Possono fornirti una valutazione di mercato e assisterti nella vendita dell’albergo.
Un commercialista: Può aiutarti a valutare la situazione finanziaria dell’albergo e a stimare i flussi di cassa futuri.
Un perito stimatore: Può effettuare una perizia tecnica dell’immobile e stimarne il valore.
In conclusione:

Il valore di un albergo è un concetto molto ampio e dipende da numerosi fattori. I dati che hai fornito sono un punto di partenza, ma non sono sufficienti per una valutazione precisa.
È fondamentale affidarsi a professionisti del settore per ottenere una stima realistica e vendere l’albergo al miglior prezzo.


OSSERVAZIONI: gli errori sia concettuali che di calcolo di un anno fa sono spariti, e questo era il minimo.
La stima di ChatGPT ha un senso: ovviamente è molto semplificata però non è assurda
La risposta di Gemini è eccezionale: praticamente il sistema risponde socraticamente Έτσι, δεν γνωρίζω (so di non sapere) e, dopo considerazioni generiche ma non errate, invita l’utente a rivolgersi a un esperto.
CONCLUSIONI: ancora per un po’ possiamo farcela!

Nota: nel dubbio vorrei infine sottolineare che  il post è serio, ma non troppo, e che gli EVS (European Valuation Standards) ci ammoniscono riguardo ai modelli automatici di valutazione (AVM):
È importante ricordare che le tecniche statistiche, gli strumenti statistici e gli AVM
sono aiuti matematici al calcolo e non offrono il giudizio professionale necessario
per un rapporto sul valore: questo è compito e responsabilità del valutatore.


AI: ARTIFICIAL INTELLIGENCE oppure ARITHMETIC IMBECILITY?

Curiosi di sapere cosa PUÒ fare l’AI nel campo delle valutazioni immobiliari?
Beh, per prima cosa è necessario sapere cosa SA fare, quindi ho provato a sfruculiare GPT 3.5 e BARD; dopo la domanda n. 1 ho tolto le solite supercazzole  di risposta (dipende, devi andare da un professionista, se è 4/5 stelle vale più di 2/3 ecc.).

  1. domanda di riscaldamento:
    Qual è il valore di un albergo di 56 camere vicino a Bologna? (domanda chiaramente provocatoria – la risposta più consona è la cinematografica AVAILABLE DATA INSUFFICIENT – DOES NOT COMPUTE)
    ChatGPT:
    Il valore di un albergo con 56 camere vicino a Bologna dipenderà da una serie di fattori, tra cui la sua posizione esatta, le condizioni fisiche dell’edificio, l’età dell’edificio, il livello di manutenzione, la reputazione dell’albergo, la concorrenza nella zona, i tassi di occupazione storici e altre variabili di mercato.Per ottenere una valutazione accurata del valore di un albergo specifico, è consigliabile consultare un professionista del settore immobiliare o una società di consulenza specializzata in valutazioni alberghiere. Questi esperti possono condurre un’analisi dettagliata del mercato e delle condizioni locali per determinare il valore dell’albergo in base alle condizioni attuali.
    Bard:
    Il valore di un albergo di 56 camere vicino a Bologna dipende da una serie di fattori, tra cui:
    La posizione dell’hotel: un hotel situato in una posizione centrale o in prossimità di attrazioni turistiche o di business sarà più prezioso di un hotel situato in una posizione periferica.
    La categoria dell’hotel: un hotel a 5 stelle sarà più prezioso di un hotel a 2 stelle.
    Le condizioni dell’hotel: un hotel in buone condizioni sarà più prezioso di un hotel in cattive condizioni.
    La domanda di camere d’albergo nella zona: se la domanda di camere d’albergo nella zona è alta, l’hotel sarà più prezioso.
    In base a questi fattori, si può stimare che il valore di un albergo di 56 camere vicino a Bologna sia compreso tra 2 e 5 milioni di euro.Ecco alcuni esempi di prezzi di vendita di alberghi a Bologna e dintorni:
    Nel 2022, un albergo di 30 camere a Bologna è stato venduto per 2,5 milioni di euro.
    Nel 2021, un albergo di 40 camere a Casalecchio di Reno è stato venduto per 3,5 milioni di euro.
    Nel 2020, un albergo di 50 camere a San Lazzaro di Savena è stato venduto per 4,5 milioni di euro.
    Naturalmente, il prezzo di vendita di un albergo dipenderà anche dalle condizioni contrattuali, come il contratto di locazione, l’eventuale presenza di contratti di fornitura o di altri vincoli.
  2. domanda di prova
    In linea di massima, quanto potrebbe valere un albergo di 56 camere vicino a Bologna, in medie condizioni?
    (dai, fai uno sforzo)
    ChatGPT:

    Il valore approssimativo di un albergo con 56 camere vicino a Bologna in condizioni medie può variare notevolmente in base a diversi fattori. Tuttavia, in linea di massima, si potrebbe considerare una stima grezza: (ma non scrive un numero nemmeno a pagarlo!)
    Bard:
    In linea di massima, un albergo di 56 camere vicino a Bologna, in medie condizioni, potrebbe valere circa 3,5 milioni di euro. Questo valore è basato sulla media dei prezzi di vendita di alberghi simili nella zona negli ultimi anni.
  3. cominciamo a fare sul serio
    Quanto può valere un albergo di 56 camere, con una tariffa giornaliera di 70 € e un tasso di occupazione medio del 70%?ChatGPT:
    Per stimare il valore di un albergo di 56 camere con una tariffa giornaliera di 70 € e un tasso di occupazione medio del 70%, è possibile utilizzare un metodo noto come “metodo del reddito”. Questo metodo si basa sul potenziale reddito che l’albergo può generare.Calcola il reddito annuo lordo:
    Reddito giornaliero per camera = Tariffa giornaliera x Tasso di occupazione giornaliero
    Reddito giornaliero per camera = 70 € x 0,70 = 49 € al giorno per camera
    Reddito annuo lordo = Reddito giornaliero per camera x Numero di camere x Numero di giorni aperti all’anno
    Reddito annuo lordo = 49 € x 56 camere x 365 giorni (supponendo che l’albergo sia aperto tutto l’anno) = 1.005.940 € (invece è 1.001.560!) Calcola il valore dell’albergo:
    Il valore di un albergo può variare, ma un metodo comune per stimarlo è utilizzare un “multiplicatore di reddito” o “capitalization rate”. Questo multiplo dipende da molti fattori, tra cui la posizione, le condizioni dell’albergo e le condizioni di mercato. I multiplicatori di reddito solitamente si aggirano tra il 8% e il 12%. Supponiamo un multiplicatore del reddito del 10% per questa stima. (È detto male: il “multiplicatore” è il GRM-Gross Rent Multiplier, che nella prassi estimativa italiana non si usa, e di fatto è l’inverso del tasso di capitalizzazione diretta: se il cap rate è il 10%, cioè 0,1, il GRM corrispondente è 1/0,1 = 10; però nel calcolo qui sotto viene fatto il contrario di quanto scritto, cioè il calcolo corretto).Valore dell’albergo = Reddito annuo lordo / Multiplicatore di reddito
    Valore dell’albergo = 1.005.940 € / 0,10 = 10.059.400 €Quindi, in base alle supposizioni fatte, il valore approssimativo dell’albergo potrebbe essere di circa 10.059.400 €.
    Bard:
    In base ai dati forniti, il valore di un albergo di 56 camere con una tariffa giornaliera di 70 € e un tasso di occupazione medio del 70% può essere stimato in circa 4,2 milioni di euro. Questo valore è basato sul seguente calcolo:

    Recapito delle entrate:

    Tariffa giornaliera: 70 €
    Tasso di occupazione: 70%
    Numero di camere: 56
    Ricavo giornaliero: 70 € * 0,7 * 56 = 2.520 € (invece è 2.744!|)
    Ricavo annuale: 2.520 € * 365 = 923.800 € (invece è 919.800!)
    Valutazione:

    Valore di mercato medio degli alberghi a Bologna: 3,5 milioni di euro
    Rapporto tra ricavi e valore di mercato: 1:10
    Valore dell’albergo: 923.800 € / 10 = 92.380 € (e qui siamo già in coma etilico, perché casomai sarebbe 923.800 * 10 = 9.238.000!)
    Naturalmente, questo valore è solo una stima e il prezzo effettivo di vendita dell’albergo potrebbe variare a seconda di una serie di fattori, tra cui la posizione, la categoria e la domanda di camere d’albergo nella zona.

  4. domanda più specifica
    Quanto può valere un albergo di 56 camere a 10 km da Bologna, con una tariffa giornaliera di 70 € e un tasso di occupazione medio del 70%?ChatGPT:
    Il valore di un albergo di 56 camere situato a 10 km da Bologna, con una tariffa giornaliera di 70 € e un tasso di occupazione medio del 70%, può essere stimato utilizzando il metodo del reddito, come descritto in precedenza. Tuttavia, è importante notare che la posizione dell’albergo può influenzare il suo valore, quindi il valore potrebbe essere inferiore rispetto a un albergo situato in una posizione più centrale o turistica.Ecco come calcolare il valore approssimativo dell’albergo:Calcola il reddito annuo lordo:
    Reddito giornaliero per camera = Tariffa giornaliera x Tasso di occupazione giornaliero
    Reddito giornaliero per camera = 70 € x 0,70 = 49 € al giorno per camera
    Reddito annuo lordo = Reddito giornaliero per camera x Numero di camere x Numero di giorni aperti all’anno
    Reddito annuo lordo = 49 € x 56 camere x 365 giorni (supponendo che l’albergo sia aperto tutto l’anno) = 1.005.940 € (sempre sbagliato)Calcola il valore dell’albergo:
    Come menzionato in precedenza, il valore dell’albergo dipende da molti fattori, tra cui la posizione. Supponiamo un multiplicatore del reddito del 10% per questa stima, ma è importante notare che la posizione periferica potrebbe portare a un multiplicatore più basso.Valore dell’albergo = Reddito annuo lordo / Multiplicatore di reddito
    Valore dell’albergo = 1.005.940 € / 0,10 = 10.059.400 €

    Pertanto, in base alle supposizioni fatte, il valore approssimativo dell’albergo potrebbe essere di circa 10.059.400 €. Tuttavia, tieni presente che la posizione periferica potrebbe influenzare il valore effettivo, e per una valutazione precisa, è consigliabile consultare un professionista del settore immobiliare o un consulente specializzato in valutazioni alberghiere che può considerare tutti i fattori pertinenti.

    Bard:
    In base ai dati forniti, il valore di un albergo di 56 camere a 10 km da Bologna, con una tariffa giornaliera di 70 € e un tasso di occupazione medio del 70% può essere stimato in circa 3,9 milioni di euro. Questo valore è basato sul seguente calcolo:

    Recapito (?) delle entrate:

    Tariffa giornaliera: 70 €
    Tasso di occupazione: 70%
    Numero di camere: 56
    Ricavo giornaliero: 70 € * 0,7 * 56 = 2.520 €
    Ricavo annuale: 2.520 € * 365 = 923.800 € (sempre sbagliato!)
    Valutazione:

    Valore di mercato medio degli alberghi a Bologna: 3,5 milioni di euro
    Rapporto tra ricavi e valore di mercato: 1:10
    Valore dell’albergo: 923.800 € / 10 * 0,9 = 3.814.200 € (sempre sbagliato, sarebbe 923.800 * 10 * 0,9 = 8.314.200!)
    Naturalmente, questo valore è solo una stima e il prezzo effettivo di vendita dell’albergo potrebbe variare a seconda di una serie di fattori, tra cui la posizione, la categoria e la domanda di camere d’albergo nella zona.

  5. poi me so’ stufato:
    Quanto può valere un albergo di 56 camere nel centro di Bologna, con una tariffa giornaliera di 70 € e un tasso di occupazione medio del 70%?

    ChatGPT:
    Il valore di un albergo di 56 camere situato nel centro di Bologna, con una tariffa giornaliera di 70 € e un tasso di occupazione medio del 70%, può essere stimato utilizzando il metodo del reddito, come descritto in precedenza. Tuttavia, un albergo nel centro di una città come Bologna, con una forte domanda turistica, potrebbe avere un valore più elevato rispetto a un albergo in una posizione periferica.Ecco come calcolare il valore approssimativo dell’albergo:Calcola il reddito annuo lordo:
    Reddito giornaliero per camera = Tariffa giornaliera x Tasso di occupazione giornaliero
    Reddito giornaliero per camera = 70 € x 0,70 = 49 € al giorno per camera
    Reddito annuo lordo = Reddito giornaliero per camera x Numero di camere x Numero di giorni aperti all’anno
    Reddito annuo lordo = 49 € x 56 camere x 365 giorni (supponendo che l’albergo sia aperto tutto l’anno) = 1.005.940 € (sempre sbagliato!)Calcola il valore dell’albergo:
    Il valore dell’albergo nel centro di una città turistica può essere notevolmente superiore rispetto a altre posizioni. Supponiamo un multiplicatore del reddito del 12% per questa stima, tenendo conto del suo valore più alto dovuto alla posizione centrale (però quello non è il GRM ma il cap rate; usando quello quindi l’albergo in centro avrebbe un valore più basso!
    In realtà 12 è il GRM, quindi il valore sarebbe l’errato 1.005.940 x 12 = €  12.071.280!).Valore dell’albergo = Reddito annuo lordo / Multiplicatore di reddito
    Valore dell’albergo = 1.005.940 € / 0,12 = 8.382.833,33 € (i numeri sono sbagliati, la divisione però è giusta!)Pertanto, in base alle supposizioni fatte, il valore approssimativo dell’albergo nel centro di Bologna potrebbe essere di circa 8.382.833,33 €.

    Bard:
    In base ai dati forniti, il valore di un albergo di 56 camere nel centro di Bologna, con una tariffa giornaliera di 70 € e un tasso di occupazione medio del 70% può essere stimato in circa 5,4 milioni di euro. Questo valore è basato sul seguente calcolo:

    Recapito delle entrate:

    Tariffa giornaliera: 70 €
    Tasso di occupazione: 70%
    Numero di camere: 56
    Ricavo giornaliero: 70 € * 0,7 * 56 = 2.520 €
    Ricavo annuale: 2.520 € * 365 = 923.800 €
    Valutazione:

    Valore di mercato medio degli alberghi a Bologna: 3,5 milioni di euro
    Rapporto tra ricavi e valore di mercato: 1:10
    Valore dell’albergo: 923.800 € / 10 * 1,5 = 5.447.000 € (sempre sbagliato, sarebbe 923.800 * 10 * 1,5 = 13.857.000!)
    Naturalmente, questo valore è solo una stima e il prezzo effettivo di vendita dell’albergo potrebbe variare a seconda di una serie di fattori, tra cui la posizione, la categoria e la domanda di camere d’albergo nella zona.

    CONCLUSIONI: premesso che a Bologna o nell’hinterland trovare una camera a 70 € è  impossibile, i valori ipotizzati su quella base sono, man mano che si prosegue, decisamente eccessivi, per non parlare degli errori concettuali e di calcolo; se questo è il prodotto della AI i valutatori possono stare tranquilli per molto tempo). 

IMU sui terreni edificabili: come difendersi

Possedere un terreno edificabile non è, soprattutto in questi ultimi anni, un vantaggio.

Questo perché, a fronte di una  costante diminuzione del valore di questi terreni, tanto da renderne l’utilizzo praticamente impossibile, corrisponde un pesante balzello annuale: l’IMU.

Attenzione: questa non è una lamentela su tasse e imposte; è invece un’analisi della situazione e sulla iniquità di essa, con suggerimenti su come difendersi.

La premessa è importante: i Comuni determinano – il più delle volte – i valori di questi terreni sostanzialmente senza contraddittorio e senza un adeguato supporto scientifico.

La legge istitutiva dice che il valore da considerare è quello …venale in comune commercio al 1° gennaio dell’anno di imposizione…; prevede anche che il Comune determini ogni anno questi valori, sui quali i contribuenti dovranno pagare l’imposta.

Se i valori determinati dal Comune fossero equi, poco male: si potrebbe discutere sull’opportunità di tassare un bene che non produce reddito e che verrà gravato di pesanti oneri al momento dell’eventuale sfruttamento, ma il principio può essere sostanzialmente condiviso.

In realtà però questo non avviene: i Comuni – il più delle volte – determinano questi importi in maniera sempre più opaca, in funzione delle loro necessità finanziarie e non dei valori di mercato; anche perché di fatto non esiste un mercato delle aree edificabili.

Se non esiste un mercato, il valore deve essere ricavato – come insegnano dottrina e prassi – col calcolo del valore di trasformazione; in sintesi e semplificando, si raccolgono e analizzano i prezzi medi di vendita degli immobili che possono essere edificati nel terreno in esame; da tali prezzi si detraggono tutti gli oneri, diretti e indiretti, attinenti e relativi allo sfruttamento edificatorio; ciò che resta è il valore medio (cioè il più probabile valore venale) delle aree edificabili.

Il procedimento è concettualmente semplice e logicamente fondato; nessuno può ragionevolmente sostenere il contrario.

Facciamo un esempio calato nella realtà di un incarico che ho recentemente svolto, cioè calcolare i più probabili valori venali di un comparto edificatorio dal 2014 in poi; i risultati sono stati veramente interessanti.

Senza entrare nel dettaglio dei numeri, ragioniamo un attimo: nel periodo considerato  i prezzi di vendita degli immobili sono diminuiti del 10% e più; i costi di costruzione sono aumentati del 3% circa; cosa significa?

Significa che dal 2014 ad oggi il valore delle aree edificabili di cui stiamo parlando è diminuito e di molto (si è circa dimezzato); secondo voi il Comune ha diminuito il valore su cui calcolare l’IMU? No? Bravi, avete indovinato!

Non vogliamo dire che tutti i Comuni facciano così, però quelli che hanno abbassato i valori IMU si contano forse sulle dita di una mano e certo non li hanno dimezzati; la stragrande maggioranza li ha lasciati inalterati.

Dopo avere esaminato questo aspetto (cioè la riduzione che il Comune avrebbe dovuto applicare) ho esaminato se il valore adottato dal Comune all’inizio del periodo preso in esame era corretto, sempre procedendo al calcolo del valore di trasformazione.

In realtà non lo era: il valore usato dal Comune era dal doppio al triplo del valore calcolato correttamente, cioè con un procedimento scientifico.

Sintesi: se il Comune nel 2014 chiedeva 100 e questo valore fosse stato corretto, negli anni successivi avrebbe dovuto diminuirlo progressivamente sino ad arrivare a circa 50.

Ma siccome 100 non era corretto (in media il valore corretto era 40) nel tempo avrebbe dovuto esigere molto meno e oggi dovrebbe chiedere 20; ogni commento è superfluo.

Cosa può fare il cittadino di fronte a questa situazione?

Se ha sempre pagato su 100, può regolarsi per il futuro; col supporto di una adeguata perizia estimativa può comunicare al Comune che non pagherà più su 100 ma su un valore inferiore, restando disponibile al contraddittorio.

Se invece ha già un contenzioso aperto sul punto, molto dipende da quali argomentazioni ha svolto per giustificare il minor importo pagato; comunque sia, è sempre necessaria una perizia estimativa specializzata con la quale chiarire analiticamente e quindi giustificare il motivo della autoriduzione praticata.

Consiglio di fare predisporre la perizia di supporto da un valutatore immobiliare esperto e certificato UNI, che possa esporre dati e procedimenti con evidenza scientifica; altrimenti diventerebbe una discussione fra chi la spara più grossa, come ricorda il celebre aforisma di W. E. Deming: “Senza dati sei solo un’altra persona con un’opinione” (Without data you’re just another person with an opinion).

Rivalutazione dei terreni

La Finanziaria 2021 ha riproposto, per l’ennesima volta, la possibilità di rideterminare il costo d’acquisto di terreni agricoli ed edificabili, posseduti a titolo di proprietà, usufrutto, superficie ed enfiteusi.

Questi terreni devono essere posseduti alla data del 1 gennaio 2021 da persone fisiche, società semplici, associazioni professionali, enti non commerciali e comunque al di fuori dal regime d’impresa.

Per poter usufruire di questa possibilità è necessaria la redazione e l’asseverazione (il giuramento) di una perizia di stima del bene oggetto di rivalutazione, che dovrà essere eseguita entro il termine del 30 giugno 2021. Oltre a questo adempimento si dovrà – ovviamente – provvedere al pagamento dell’imposta sostitutiva determinata nella misura dell’11%.

Questa imposta può essere versata, a scelta del contribuente, in unica soluzione oppure in tre rate annuali di eguale importo, con le seguenti scadenze:

30 giugno 2021: versamento in unica soluzione;

30 giugno 2021: prima rata;
30 giugno 2022: seconda rata;
30 giugno 2023: terza rata.

Nel caso del versamento rateale è dovuto un interesse annuo del 3%.

Avendo provveduto al pagamento della rata unica o della prima rata, il contribuente potrà subito avvalersi del valore d’acquisto rideterminato, ai fini del calcolo della plusvalenza.

L’intervista che non si è poi fatta

Può anche darsi che l’abbia sognata.

BUONGIORNO, LEI E’ STEFANO BATISTI, DI BOLOGNA ED È GEOMETRA

Buongiorno, sono Stefano Batisti, sì con una sola T, non come Lucio; non è un errore anagrafico ma una variante diffusa in Toscana; sono nato e abito a Bologna ma la mia famiglia è, appunto, di origine toscana.
Sono Geometra libero professionista da 40 anni e mi occupo di quasi tutto quanto riguarda la proprietà immobiliare; in particolare del contenzioso, cioè delle liti e delle vertenze relative agli immobili, e della loro stima, cioè delle valutazioni immobiliari, sia come perito del giudice sia come esperto di parte.

BENE, SICURAMENTE LEI CI PUÒ SPIEGARE COS’È IL VALORE DI UN IMMOBILE

Mi fa piacere che mi chieda cos’è il valore, perché è una di quelle parole che siamo talmente abituati a sentire da non riflettere più sul suo significato; ad esempio quando la pubblicità televisiva, siano le pentole oppure i materassi, dice che un oggetto con un ‘valore commerciale’ di, poniamo, 1.000 euro viene venduto a 500 suggerisce che si tratta di un grande affare. Questo in realtà è un espediente e lo spettatore non ha modo di sapere qual è il valore degli oggetti venduti; conosce solo il prezzo richiesto; e stiamo parlando di un prodotto di grande serie!
Il valore di una casa, di un appartamento (che è sempre un pezzo unico) è una PREVISIONE; il valore cioè è quella somma di denaro per la quale è più probabile che questa casa, questo appartamento possano essere venduti in un mercato normale; da questo si capisce perché la stima del valore, cioè la valutazione corretta di un immobile, è così importante, così come è importante la professionalità dell’esperto valutatore.

QUINDI, CONOSCERE IL VALORE DI UN IMMOBILE E’ IMPORTANTE

Certo, se devo comprare o vendere un immobile è necessario che sappia con precisione qual è la differenza fra il VALORE dell’immobile e il PREZZO che voglio chiedere, oppure che voglio pagare, in modo tale da poter impostare e condurre le trattative nel modo migliore.

MA IN CASO DI VENDITA NON E’ L’AGENTE IMMOBILIARE CHE VALUTA L’IMMOBILE?

Sì, in caso di vendita normalmente le valutazioni le fanno gli agenti immobiliari; il problema è che queste non sono stime imparziali e indipendenti, perché l’agente è molto interessato alla vendita e quindi spesso è portato a adattare il valore stimato alle esigenze del venditore. D’altronde il venditore è poco interessato a spendere denaro per farsi fare una stima realmente imparziale e obbiettiva; in realtà questi soldi (e probabilmente anche di più) alla fine li spenderà lo stesso, ma sotto una diversa forma: ribassi del prezzo, difficoltà nella vendita ecc.

D’ACCORDO, LA STIMA SERVE A CHI DEVE VENDERE; MA SERVE ANCHE A CHI DEVE COMPRARE UNA CASA?

Sicuro, anche al compratore può servire la stima di un esperto imparziale; posso fare un esempio? Tempo fa sono stato incaricato da una persona – che voleva comprare una villa in collina – di eseguirne la stima per verificare la correttezza del prezzo richiesto, che era di tre milioni di euro; io sono arrivato a stimarla 2.400.000; successivamente mi è stato riferito che l’accordo era stato trovato su una cifra intorno ai due milioni e mezzo, quindi si può dire che il mio lavoro è stato sicuramente utile, perché la trattativa si è poi svolta su dati realistici e non di convenienza.

PERO’ NOI VEDIAMO CHE SUI GIORNALI, SU INTERNET CI SONO TABELLE DEI VALORI, SITI CHE FANNO LE STIME ONLINE E COSI’ VIA…

Ha ragione, sulle stime c’è parecchia confusione e si può dire che in Italia le stime le fanno tutti: il Catasto, le associazioni degli agenti immobiliari e altri organismi e banche dati reperibili su Internet; il loro maggior pregio è che non costano nulla! però i dati che forniscono sono talmente generici da risultare inutili all’atto pratico; per esempio, che valore potrà mai avere una stima fatta senza vedere l’appartamento, senza misurarlo con precisione, senza verificare le rifiniture, lo stato di conservazione e così via; senza poi parlare della conformità edilizia/urbanistica e catastale!

GEOMETRA BATISTI, PUÒ DIRCI IN QUALI ALTRE OCCASIONI È NECESSARIA UNA STIMA PROFESSIONALE?

Ci sono situazioni in cui il cittadino riconosce subito di avere bisogno di una valutazione obbiettiva, ed è il caso della divisione immobiliare; come sa, nella successione gli eredi acquisiscono una quota di un patrimonio che spesso comprende anche diverse unità immobiliari, e prima o poi (meglio prima!) è necessario giungere alla divisione; in questo caso è indispensabile rivolgersi ad un valutatore immobiliare esperto che potrà operare come consulente di una parte oppure – auspicabilmente – nell’interesse di tutti i comproprietari.
Una stima corretta ed affidabile è utile anche nelle vertenze col fisco relative al valore imponibile dell’immobile (nei casi in cui non è applicabile il cosiddetto procedimento del prezzo-valore); posso citare situazioni in cui, di fronte a una stima correttamente eseguita in aderenza agli standard internazionali, il fisco ha ridimensionato le sue pretese.

BENE, A QUESTO PUNTO POSSIAMO CONCLUDERE CERCANDO DI DESCRIVERE CHI E’ IL VALUTATORE IMMOBILIARE

Chi è un valutatore immobiliare affidabile? Beh, sicuramente un libero professionista indipendente, iscritto al proprio albo professionale, che conosce e usa le procedure previste dagli standard internazionali di valutazione (gli IVS) e non si limita a fare le stime solo sulla base dell’esperienza; sono importanti anche l’iscrizione all’albo dei periti del tribunale e alle associazioni nazionali dei valutatori immobiliari, come E-Valuations.
Da alcuni anni esiste la possibilità di essere riconosciuti valutatori immobiliari certificati secondo le norme UNI (attualmente la 11558:2014); questa certificazione viene rilasciata a chi, in possesso dei titoli necessari e di una esperienza professionale verificata, abbia superato un esame approfondito sotto il controllo di un ente autorizzato e controllato dall’organismo italiano ACCREDIA.

 

GRAZIE GEOM. BATISTI, E BUON LAVORO!
Grazie e buon lavoro anche a Lei.

Stefano Batisti, geometra libero professionista a Bologna: specialista in valutazioni immobiliari

Revisionato il 13 maggio 2021